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Melodie etniche ritornano sul palco: Kunsertu a Capo Peloro

Melodie etniche ritornano sul palco: Kunsertu a Capo Peloro

Grande attesa per il concerto di domani, giovedì 30 agosto, a Capo Peloro dei Kunsertu. La storica band messinese salirà sul palco alle 21:30, in occasione del Capo Peloro Fest 2018.

L’evento, no profit, ad ingresso gratuito, organizzato dalla Pro Loco di Capo Peloro, ha raggiunto, con successo la quarta edizione. Abbiamo incontrato e chiacchierato con Giacomo Farina, portavoce del gruppo, fondatore, artista, manager e direttore artistico del gruppo.

Cosa significa il nome del vostro gruppo e come è nato?

Il nome proviene dalla lingua sarda, dal dialetto della Sardegna Meridionale, preso dal titolo di un libro di Luigi Cinque, sassofonista del Canzoniere del Lazio.

È l’insieme di una serie di strumenti, che si chiamano launaddas, dalle varie tonalità, smontate dal suonatore, messe in un tubo di cuoio, generalmente chiamate dai suonatori stessi launaddas Kunsertu. In Sardegna utilizzano questo termine, anche per indicare un modo tradizionale di stare insieme.

Credete più nel talento innato o nel duro lavoro?

Noi non siamo talentuosi. Abbiamo maturato una sensibilità per guardare oltre l’apparenza delle cose e delle situazioni. Questa generalmente è una caratteristica degli artisti, che devono raccontare il loro tempo, con un punto di vista che, altrimenti, le persone non hanno, non per mancanza di sensibilità ma di applicazione. Non esiste un tempo in cui si può stare senza artista, poeta, scrittore, artisti visivi o musicisti. Un artista vede le cose al di là della semplice apparenza, nella sua profondità.

Che cosa ne pensate dei social come strumento di pubblicità o condivisione?

Sicuramente i social hanno consentito di accorciare le distanze fisiche. Ha ragione Albert Einstein quando afferma che la distanza e il tempo sono relative. Nello stesso tempo ha allargato le facoltà dei singoli individui, lontane dai centri più importanti, a comunicare le loro idee. Un uso “mascalzone social” ci rilancia un risvolto della medaglia un pò particolare, per cui dobbiamo affinare le nostre difese per uscirne.

Avreste voluto esibirvi in un’altra epoca o siete felici di poterlo fare in questo periodo storico?

Ci siamo esibiti in un’altra epoca. Circa 25 anni fa, non esistevano i social, dovevi fare i concerti, per farti conoscere. Esistevano solo radio e TV, gestiti in modo industriale, li abbiamo toccati anche in quel senso. Fondamentalmente il nostro rapporto con il mondo esterno era “puramente fisico”, attraverso il palco. Oggi viviamo in un’epoca in cui vinci un disco d’oro non perché stai vendendo fisicamente i dischi, ma perché hai ricevuto tanti like sui social. Stiamo vivendo in due epoche diverse. 

Cosa consigliare alle nuove generazioni che vogliono seguire la vostra strada?

Ai giovani consigliamo tenacia e studi, conoscere il mondo in cui si vive. Gli artisti sono specchio del proprio tempo, soprattutto, osservatori privilegiati. Devono raccontare in modo sincero il proprio tempo senza peli sulla lingua.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Per il futuro è in progetto un disco tradizionale. L’idea di realizzare un disco con gli altri musicisti, guardandoci in faccia, come avveniva una volta, ci attrae. Vorremmo fare, poi, concerti perlopiù nel periodo estivo.

Un ringraziamento ai pionieri dell’etno – rock nostrano:

Giacomo Farina, – fondatore, artista, manager e direttore artistico del gruppo – , Maurizio Nello Mastroeni – chitarra e autore – , Faisal Taher – cantante palestinese – Roberto De Domenico: percussioni, Fabio Sodano – fiati -, Stefano Sgro – batteria-Pino Garufi – basso – Massimo Pino – basso -, Gianluca Sturniolo – sax- Tanino Lazzaro – fisarmonica e tastiere -, Gaetano Lombardi – insostituibile fonico -.

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