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Unime, cambiamento climatico: la rivista “Nature” pubblica lo studio

Unime, cambiamento climatico: la rivista “Nature” pubblica lo studio

È stata pubblicata su “Nature, una tra le più antiche ed importanti riviste scientifiche esistenti (1869), lo studio sul cambiamento climatico, svolto da 35 gruppi di ricerca europei, coinvolti nel progetto dal Prof.Aronica dell’Università di Messina, componente dell’équipe. Il periodo compreso tra il 1960 ed il 2010 quello oggetto dell’analisi.

Tema di una certa rilevanza considerato che, in Europa, i cambiamenti delle alluvioni sono, negli ultimi decenni, attribuibili al riscaldamento globale e ai cambiamenti climatici. A dimostrarlo uno studio internazionale, coordinato dal Prof.Günter Blöschl, esperto di piene fluviali della Vienna University of Technology (Austria).

I gruppi di ricerca europei, coinvolti nell’indagine, appartengono a diversi Atenei tra i quali l’Università di Messina con il Prof.Giuseppe T.Aronica; il Politecnico di Torino; l’Università di Padova; l’Università di Bologna; l’Università di Napoli Federico II e l’Università di Roma Tre.

Lo studio, che ha analizzato i dati, forniti da 3.738 stazioni di misura di portate fluviali in tutta Europa, ha permesso di dimostrare la correlazione tra l’entità delle alluvioni in Europa ed i cambiamenti climatici. In epoca precedente, i dati non erano sufficienti a spiegare che il cambiamento climatico incide sull’entità delle alluvioni con differenze nelle varie regioni d’Europa.

L’analisi spiega, inoltre, che tra Islanda e Austria, in Europa centrale e nord-occidentale, gli eventi di piena stanno diventando sempre più intensi, a causa dell’aumento delle precipitazioni e dell’umidità del suolo, mentre l’entità delle alluvioni fluviali è generalmente diminuita.

Nell’Europa meridionale e nell’Europa orientale, invece, si osservano i seguenti cambiamenti climatici: la riduzione delle precipitazioni ed una maggiore evaporazione dell’acqua dal suolo dovuta alle sempre più alte temperature.

Quanto ai piccoli corsi d’acqua, le piene potrebbero anche diventare più severe e la causa sarebbe una maggiore frequenza nei temporali ed una gestione del territorio diversa (esempio ne è la deforestazione). In Europa orientale, dove il clima è più continentale, causa le altissime temperature che, durante la stagione invernale, riducono lo spessore dello strato di neve.

In Italia, si nota una riduzione in media (negli ultimi 50 anni) delle alluvioni dei corsi d’acqua di dimensione medio-grande (fatta eccezione per l’arco alpino), ma restano da valutare nel dettaglio, per mancanza di osservazioni disponibili, fiumi e torrenti di dimensioni ridotte e i tratti urbani dei corsi d’acqua che, negli ultimi anni, si sono rivelati particolarmente sensibili e piogge intense di breve durata, provocando anche conseguenze drammatiche. Essendo particolarmente sensibili alle piogge intense di breve durata, i piccoli corsi d’acqua e i tratti fluviali urbani sono, infatti, soggetti ad un quadro decisamente più complesso del rischio alluvionale.

Sostanzialmente, occorre molto lavoro per migliorare il monitoraggio e la conoscenza dei bacini di ridotte dimensioni, indispensabili per definire un quadro chiaro delle condizioni di rischio da alluvione sul territorio italiano.

Nel complesso, i fiumi che inondano le pianure alluvionali causano danni enormi in tutto il mondo: il danno globale, ogni anno, ammonta ad oltre 100 miliardi di dollari ed è in continuo aumento. Le variazioni nelle portate di piena, come evidenzia lo studio, sono notevoli: per capire meglio diciamo che si passa da una riduzione prevista del 23% ad un aumento dell’11% per decennio (rispetto alle medie di lungo termine). Se queste tendenze dovessero perdurare nel futuro, si potrebbero attendere effetti importanti sul rischio d’alluvione in molte regioni d’Europa.

Gli studiosi ritengono che questi dati siano allarmanti e che necessitino di strategie d’attacco immediate ed efficaci per la gestione ed il contenimento delle alluvioni. Gli effetti del riscaldamento globale si faranno man mano sempre più concreti e la gestione delle piene dovrà, per forza di cose, adattarsi a questa nuova realtà.

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