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Attività a distanza per i Ragazzi Speciali di Olivarella

Attività a distanza per i Ragazzi Speciali di Olivarella

Vivere la disabilità in tempi di emergenza coronavirus non è facile, per vari motivi. I ragazzi con disabilità rimangono in casa, attendendo che la “tempesta passi” con le famiglie affaticate che, provano a fare del loro meglio, ma la giornata è lunga! Si avrebbe bisogno di qualcuno in casa che aiuti i ragazzi, ma non si può perché è pericoloso, non si può perché non si mantengono le distanze di sicurezza. E, nonostante tutto, si va avanti e le famiglie dei ragazzi con disabilità stanno cercando di tenere duro.

L’oratorio Giovanni Paolo II di Olivarella, che, da anni, segue in un percorso di  integrazione sociale, in collaborazione con gli instancabili operatori del gruppo “LabO: il lab..Oratorio dei Ragazzi Speciali” e, con il parroco Stefano Messina, ha messo in atto una sorta di “DAD”, una didattica a distanza per continuare a mantenere attivi i ragazzi. 

Sin dal primo giorno di “quarantena”, è stata aperta “la stanza di Stella”, una stanza virtuale a casa dei coordinatori del gruppo. Ogni pomeriggio operatori, ragazzi e i loro familiari si ritrovano per trascorrere alcune ore facendo il resoconto giornaliero delle attività, e chiacchierare come ai vecchi tempi. La mattina i tanti operatori propongono ai ragazzi le varie attività da svolgere autonomamente in casa, invitandoli a postare le proprie realizzazioni. Laboratori artistici di disegno, realizzazione di semplici oggetti, canti, balli, diventano, così, l’attività con la quale i ragazzi, spesso guidati dai loro familiari, trascorrono allegramente il loro tempo in casa. La sera, sulla pagina Facebook del gruppo, viene infine postato un riassunto fotografico o un video di quanto realizzato.

«Un modo per tenere sempre impegnati i ragazzi – spiega la professoressa Maria Grazia Celi, coordinatrice del Gruppo LabO – ed evitare che perdano i tanti progressi fatti negli anni di frequenza dell’oratorio, un modo per vivere nel modo giusto un momento sbagliato. Un modello preso come riferimento in altre realtà, ed è proprio questo l’obiettivo. Loro sanno che questo momento finirà, ma hanno bisogno anche di essere ascoltati, hanno bisogno di sapere che i loro amici ci sono anche se in maniera diversa, hanno bisogno di pensare che questa distanza sia solo fisica.»

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