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Vaccini: Io speriamo che me la cavo | VIDEO

Vaccini: Io speriamo che me la cavo | VIDEO

Il tema ‘vaccini anti-Covid‘ si fa sempre più rovente. I casi di trombosi, scaturiti a seguito delle vaccinazioni con il siero anglo-svedese, AstraZeneca, hanno disseminato paura e non poche preoccupazioni nella popolazione, non soltanto in quella italiana. Riportiamo le dichiarazioni rilasciate dalla dott.ssa Fabrizia Caratozzolo, medico di Medicina Generale, nel corso dell’intervista video realizzata dall’Ufficio dell’emergenza Covid di Messina: «Sono qui per dimostrare la necessità e l’urgenza di avere il vaccino. È fondamentale interrompere questa catena di negatività legata all’infezione. La malattia comporta delle condizioni sintomatologiche di lesioni molto più importanti di quelle che possono essere le complicanze legate al vaccino. L’AstraZeneca è stato tanto criticato ma dobbiamo dire che i benefici legati alla vaccinazione sono sicuramente superiori alle possibili complicanze della vaccinazione stessa. Ci liberiamo da questo incubo e cercheremo di fare, così come sto cercando di fare, opera di convinzione anche nei riguardi di tutti i miei pazienti di interrompere questa negatività legata all’infezione stessa. Avremo dei benefici sia dal punto di vista fisico, di salute ma anche di socializzazione e, soprattutto, anche dal punto di vista economico. Pensiamo ai benefici che possiamo avere invece di rintanarci ed evitare una vaccinazione che ci porta alla liberazione».

Noi, alla dottoressa Caratozzolo, abbiamo chiesto:

Il timore, diffuso tra la gente, sui vaccini è fondato?

«È un discorso di bassa statistica e, come facevo l’esempio durante l’intervista, ad alcune persone l’Augmentin non fa niente, ad altre l’Augmentin fa venire una reazione anafilattica, quindi una reazione pericolosa. Ovviamente, ogni persona reagisce diversamente alla terapia, così anche per la terapia vaccinale. È una condizione legata all’organismo, quindi non obbligatoriamente tutti vanno incontro a fatti trombotici, è una percentuale ridotta. È ovvio. E, in ogni caso, i benefici sono sicuramente superiori, perché anche i fatti trombotici legati alla patologia stessa – cioè, prendi l’infezione, ti prendi il virus – è chiaro che possono portare eventi trombotici anche importanti anche, soprattutto più importanti rispetto alla vaccinazione stessa. Cioè, se ti prendi la malattia hai la stessa – anzi forse – maggiorata possibilità di andare incontro a fatti trombotici importanti. Pertanto, visto che questa catena di negatività, legata al virus, è importante interromperla, l’unica modalità è quella della vaccinazione. È ovvio. Quindi, i fatti negativi ce li hanno tutti i tipi di farmaci, non soltanto il vaccino. È stata fatta, purtroppo, una pubblicità troppo negativa nei confronti dei vaccini e dobbiamo tenere in considerazione che i benefici sono superiori».

Ad essere colpito maggiormente dalle polemiche è stato il siero anglo-svedese, l’AstraZeneca. Per quale motivo?

«Sono due tipi di vaccini totalmente differenti. Non possiamo fare un paragone. Pfizer e Moderna sono vaccini Rna messaggero, mentre gli altri (AstraZeneca, Johnson & Johnson) sono fatti con dei virus che sono stati inattivati. Quindi, sono differenti sostanzialmente , cioè agiscono in una maniera completamente diversa. Ecco che più importanti sono state le reazioni dettate dal vaccino con il virus attenuato (AstraZeneca Johnson& Johnson, ndr), quindi è stato utilizzato un adenovirus che è stato preso da uno scimpanzé, da una scimmia, che poi si è fatto agire con gli Spike per la produzione anticorpale; mentre l’mRna agisce in maniera nettamente diversa (Pfizer/BioNTech, Moderna ndr.). Non hanno alcuna connessione. L’unica sicura è che tutti e due devono determinare uno stimolo alla produzione anticorpale e, quindi, difenderci nell’attacco del virus vero e proprio».

La vaccinazione protegge dalle varianti?

«Su questo ancora non abbiamo alcuna certezza. Molto probabilmente su determinate varianti non avranno lo stesso effetto, cioè il vaccino non avrà l’effetto massimale che è stato stabilito, ma a parer mio potrebbe sempre proteggere e, quindi, se si prende l’infezione con la variante sarà sicuramente la reazione clinica è molto più attenuata».

E in caso di patologie pregresse?

«Se si tratta di persone che hanno pluripatologie, se si tratta di persone che hanno un sistema immunitario compromesso, è chiaro che l’infezione diventa molto più pericolosa. Da qui, la necessità di vaccinare soggetti anziani perché hanno, logicamente, condizioni di pluripatologie e sicuramente un sistema immunitario più debole, più fragile. Un soggetto giovane va incontro più facilmente a guarigione senza esiti. Dobbiamo tenere in considerazione questo rispetto ad un soggetto anziano. La condizione clinica basale è fondamentale, è chiaro. Ecco perché vengono vaccinati prima i soggetti anziani».

Ci spiega il perché del limite di età stabilito per l’inoculazione del siero anglo-svedese?

«Il problema effettivamente si è presentato, nel senso che abbiamo avuto dei casi in soggetti giovani, dopo che hanno fatto l’AstraZeneca, hanno avuto dei disturbi importanti. Di conseguenza il Sistema Sanitario ha ridotto – o, perlomeno ha determinato, gli anni superiori ai sessanta, – per somministrare l’AstraZeneca, perché si è visto effettivamente che nei soggetti giovani vi è un aumento del dimero, del fibrinogeno. Si hanno avute reazioni ematologicamente visibili perfino sicuramente più importanti nei soggetti giovani. Infatti, per molta gente adesso è stato visto come un mezzo di salvezza fare gli accertamenti prima di sottoporsi alla vaccinazione. Ecco che può essere che questi valori, che vengono considerati alterati in rapporto al vaccino, probabilmente sono, invece, una condizione di base, – costituzionalmente parlando, – già prima del vaccino, dei valori di fibrinogeno, di dimero alto e pensiamo che, poi, sia stato realmente il vaccino. Però, dobbiamo dire che gli eventi trombotici effettivamente si sono verificati e di forma anche importante. Quindi, pronunciare la valutazione ematochimica è molto importante per la situazione vaccinale, soprattutto nei soggetti più particolari conviene sempre valutare questa situazione. In genere, chi soffre di ipertensione non viene contemplato nel gruppo delle persone fragili e, invece, vengono contemplate le persone che hanno problemi di tipo cardiologico, problemi di fibrillazione, problemi di aritmie cardiache, disturbi della conduzione, malattie del circolo polmonare, fatti ischemici importanti sia cardiaci che cerebrali. Queste sono le condizioni che ci fanno attenzionare. Questi soggetti devono fare il vaccino. L’ipertensione è una condizione molto comune e non viene contemplata tra le possibili cause per fare un vaccino Pfizer, va bene anche l’AstraZeneca».

Vaccini: parla la dott.ssa Fabrizia Caratozzolo
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