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Risanamento baraccopoli: No alle nuove “vele di Scampia” al posto delle baracche

Risanamento baraccopoli: No alle nuove “vele di Scampia” al posto delle baracche

Riceviamo e pubblichiamo un’interessante riflessione di Angela Rizzo, presidente dell’associazione Cameris a Camaro superiore, riflessione maturata da chi, da sempre, si occupa del recupero e dell’inserimento di soggetti “fragili” nella società civile.

“Se l’idea di risanamento e’ quella delle foto pubblicate dal quotidiano la “Gazzetta del Sud”, e’ evidente che l’amministrazione De Luca non ha capito nulla di welfare, politiche sociali e integrazione . Chi sono i progettisti di questi casermoni datati e fuori moda?
Da decenni opero insieme a tanti altri volontari in prima linea nel villaggio di Camaro Superiore, tramite l’Associazione Cameris estremamente attiva nel sociale. Per molti anni abbiamo vissuto il disagio dei quartieri meno benestanti, i rapporti conflittuali dei ragazzi con il loro territorio, che è insieme nido e prigione. Che ruolo ha, dunque, l’associazionismo e come agisce, che impatto ha sulla gente? Io credo che, in assoluto, sia di vitale importanza far si’ che i giovani che vivono il disagio, lo avvertano meno, non e’ assolutamente benefico che si sentano piu’ deboli, piu’ esposti, diversi. Per fare un esempio, lampante e immediato, e’ necessario svolgere lo stesso ruolo di Don Pino Puglisi all’interno del quartiere Brancaccio. Lui riusciva a strappare i giovani alla criminalita’, mostrando loro che esiste un’altra strada, e che era possibile diventare uomini e donne migliori. Le forze, che mi piace definire con un po’ di retorica, del bene devono riuscire a reclutare più giovani delle forze del male. E questo perché la criminalita’ organizzata riesce a far breccia sui giovani e ad essere rifugio per loro e a colmare economicamente l’enorme differenza che intercorre tra loro e i coetanei dalla vita più agiata. Le “forze del male” con i loro facili e rapidi guadagni portano i ragazzi a credere in un avvenire migliore, fatto di denaro e di poco lavoro. A contribuire in maniera negativa è la scottante questione dell’istruzione. In un universo in cui appare estremamente soggettiva l’importanza della scuola non solo come veicolo di cultura, ma anche come baluardo di legalita’, i ragazzi tendono a rifuggire le regole, perche’ vedono che è possibile e facile “realizzarsi” anche senza quest’ultima, ignorando i mezzi e soprattutto le infinite possibilita’ dignitose e legali che si presentano davanti. L’associazionismo puo’ porsi come intermediario tra i ragazzi e chi li vorrebbe unicamente come manodopera delinquenziale? Facendoli sognare, credere in qualcosa di nuovo, in un orizzonte fatto di esempi positivi. Ricordo con estremo piacere un progetto “I bimbi raccontano ai bimbi… tante storie” portato avanti alcuni anni fa e durato per tutti i sabato pomeriggio invernali. Nella sede dell’associazione ci sedevamo in cerchio, con i ragazzi, e leggevamo, tutti insieme, delle storie, dei classici. Facevamo merenda e trascorrevamo ore serene e costruttive. Donare un sogno, la capacita’ di inventare, di riscoprirsi curiosi, infondeva in loro serenità. Ascoltavano rapiti le storie, socializzavano in modo sereno e genuino e non se ne sarebbero andati mai. Il Teatro e la scuola di ballo erano impegno quasi giornalieri e concludevano con la messa in scena di una commedia e del saggio della scuola di ballo. Il binomio vincente e’ l’impegno e l’attenzione che si da’ ai bambini, ai giovani e agli adolescenti. Mettevamo in essere tutte le azioni per far si’ che il loro impegno fosse premiato e quindi si prenotava il teatro, si acquistavano i vestiti, si sceglievano insieme le musiche e infine si vendevano i biglietti per fare cassa e continuare a mantenerci e allo stesso tempo anche loro diventano parte integrante di una societa’ sensibile e che aiuta il prossimo. Se tutto cio’ ha avuto un impatto sulle loro vite? Io spero vivamente di si’ e sono convinta che per alcuni sia stata certamente un’esperienza formativa, lo dico soprattutto da madre. Quando l’istruzione sembra un percorso facoltativo e le lezioni a scuola sono come un peso da cui svincolarsi, fornire una formazione alternativa, disinteressata, sganciata da tutto cio’ che loro percepiscono come “dovere” li sprona e soprattutto li diverte. Parlando di questi piccoli cammaroti mi viene un nodo alla gola, la vecchia sede Cameris non c’e’ piu’. Era situata nella parte vecchia di Camaro tra vicoli e stradine che solo a piedi è possibile percorrere. Noi soci non potevamo piu’ mantenerla, troppe spese e poi avevamo in mente altre cose. Quando abbiamo svuotato la sede, i ragazzini che per anni avevano frequentato l’associazione, attori principali dei pomeriggi invernali, ci hanno aiutato e infine con le lacrime agli occhi, un poco impacciati, ci hanno abbracciato e due di loro, Simone e Alessandro, mi hanno accompagnato a casa senza dire una parola. Ora sono adolescenti, vanno a scuola sono all’ultimo anno delle superiori li vedo ben instradati. Sandro (nome di fantasia), lui ha trovato la sua strada nel teatro, oggi si e’ laureato al DAMS, e quest’estate in prima serata su Rai 1, lo abbiamo visto recitare, in un telefilm, il suo mondo e’ ormai il teatro. Le bambine e le ragazze della scuola di ballo, hanno realizzato il loro sogno, ed e’ una bellissima soddisfazione vederle mentre si classificano ai primi posti nelle gare di ballo. Ma non per tutti e’ cosi’ e lo dico con grande tristezza. Le associazioni hanno grosse difficolta’ a mantenersi e a gestirsi, inoltre hanno subito una notevole trasformazione: sono poche quelle che fanno vero volontariato, altre le troviamo coinvolte in scandali di natura economica, oppure sfruttano la denominazione “associazione di volontariato” per fare unicamente business. Molti preferiscono fare volontariato in forma individuale, proprio perche’ hanno una visione totalmente distorta dell’associazionismo, avendo come esempio i troppi casi di business. Entri in un locale, ha tutta l’aria di un normalissimo pub, e ti portano una tesserina da riempire coi tuoi dati. Una firmetta et voilà: sei diventato socio e nemmeno te ne accorgi visto che bevi e mangi spendendo più o meno lo stesso degli altri locali. Ma ad accorgersene è il proprietario, che sui tuoi soldi non paga le tasse perché in realtà ha travestito il suo pub da Onlus, ossia Organizzazione non lucrativa di utilità sociale. È solo un esempio, di associazioni che fanno da paravento ad attività assolutamente profit, spaziando da palestre a prezzi vantaggiosi mimetizzate come circoli sportivi ce ne sono tantissime. Si va dai cinema che si presentano come centri culturali o circoli ricreativi per persone sole, alle attività più varie e fantasiose, persino agenzie matrimoniali e case d’appuntamento. Insomma, benvenuti nel lato oscuro del Terzo Settore. I veri volontari possono essere paragonati ad un esercito senza armi e senza viveri. I conflitti sociali sono sotto gli occhi di tutti: “emergenza casa”, “emergenza lavoro” e ogni sussulto di orgoglio per i diritti negati viene sedato con metodi di dissuasione indiretti. Cosi’ viene meno la fiducia dei giovani nei confronti delle istituzioni e la convinzione che non c’e’ nulla da fare. In questo conflitto si inserisce molto bene la delinquenza organizzata, quella che ti risolve il problema casa e lavoro. Se LAVORI con loro puoi pagarti una casa, puoi comprare il motorino a tuo figlio, insomma LORO ti risolvono i problemi. In intere periferie mancano servizi primari e politiche di inclusione sociale. Luoghi in cui la concessione di diritti fondamentali – che dovrebbero essere garantiti dalle istituzioni – è diventata preziosa merce di scambio per la criminalità organizzata. Le mafie proliferano proprio in questo modo, colmando gli spazi che la politica lascia (colpevolmente) vuoti. Il tessuto sociale di una città metropolitana non è di facile analisi; ma ai miei occhi risulta incredibile il fatto che molti politici, giornalisti e opinionisti pensino che la questione si possa semplicemente ricondurre a due parole: degrado e insicurezza. Oggi le zona “calde” sappiamo che sono le periferie, i ghetti, creati da quella logica bizzarra che riuniva le classi sociali meno agiate in questi agglomerati di brutti palazzoni di edilizia popolare, fogne a cielo aperto, nessuna logica urbanistica, senza servizi e il nulla attorno. In questi quartieri hanno concentrato intere famiglie, senza reddito e con evidenti disagi sociali. Non e’ questa la logica dell’integrazione, questo si chiama isolamento culturale e ghettizzazione sociale. L’unico diversivo in queste zone sono le sale bingo e i centri scommesse. Sono sotto le loro case e viene quasi naturale rifugiarsi in queste sale. Aiutano a trascorrere le vuote giornate nella speranza di vincere. Un vizio peggiore del bere e del fumo. È l’illusione di un guadagno facile nella quale mafia, camorra e ‘ndrangheta hanno saputo inserirsi dando concrete possibilità di arricchimento. Come Associazione Cameris ci siamo inventati nuove occasioni di socialità ci siamo ripresi la strada che ormai era abbandonata all’incuria e all’ignavia, abbiamo organizzato feste, concerti, mercatini di Natale coinvolgendo tutti gli abitanti di Camaro. Mi rendo conto pero’ che non basta la solidarieta’ e la carita’, serve, come dico da tempo, un nuovo paradigma dell’antimafia che parta proprio, dalla giustizia sociale. Voltarsi dall’altra parte e avere un atteggiamento distratto rispetto alle mafie e alle trasformazioni in atto del nostro tessuto sociale ed economico si chiama semplicemente complicità. Ignorare i segnali di disagio, oltre che risultare superficiale, è un grosso regalo che stiamo facendo ai clan: manovalanza a buon mercato e la creazione di una rete di welfare criminale sempre più ampia. Le associazioni e il volontariato fanno la loro parte, ma lo Stato deve intervenire con azioni forti e allo stesso tempo mirate a migliorare lo stato sociale. Come? Come prima azione bisogna conoscere il territorio, controllarlo non lasciarlo al proprio destino. Creare le condizioni per offrire lavoro onesto e retribuito dignitosamente. Controllo serrato di frequenza nelle scuole, però accompagnato da aiuti economici concreti: buoni per libri, quaderni, abbonamenti biblioteche, abbonamenti teatro, cinema ecc. ecc. Insomma creare le condizioni affinché le famiglie disagiate possano mantenere i propri figli a scuola. Indirizzare, dunque, i finanziamenti smettendo di concedere denaro senza controllo. In questi giorni ho visto l’elenco dei finanziamenti che la Regione ha elargito. Preferisco tacere. Ho letto le azioni di svariati PdZ, che saranno perfetti burocraticamente, ma totalmente inutili per la comunita’. Passando al bando periferie, inoppugnabile nella presentazione, ininfluente per i bisogni dei piu’ disagiati. Per non parlare del Pon Citta’ Metropolitane, anch’esso scritto benissimo, rispetta i criteri imposti dalla Comunita’ Europea, ma chi controllera’ il risultato di queste importanti somme impegnate? Oggi piu’ che mai e’ necessario da parte delle Istituzioni un controllo pressante e incisivo delle somme spese e del beneficio che ne trae la comunita’. Non e’ piu’ tempo di sperperare denaro pubblico. In questo momento e’ importante ridare dignita’ ai piu’ disagiati, ridare fiducia ai giovani, si puo’ fare: basta soltanto uscire dai palazzi e capire, come hanno capito i volontari, di cosa hanno bisogno i giovani e le loro famiglie nei quartieri di periferia. Cominciare con il condannare la corruzione che rappresenta una perdita di moralità, di senso civico, di cultura della legalità, di senso del dovere, di responsabilità, di rispetto verso il denaro pubblico e verso l’intera nazione, di totale disprezzo per le leggi e per la Costituzione. E’ proprio in questo “marciume” che la mafia riesce ancora una volta a crescere, a rafforzarsi, “usando” a proprio beneficio le istituzioni, che dovrebbero invece perseguire l’interesse generale ed essere depositarie della fiducia dei cittadini. La corruzione è un flagello che induce povertà, sconvolge l’economia e tutta la società con gravi conseguenze per ognuno di noi. Essa comporta costi elevatissimi tra i quali la distorsione del mercato, la concorrenza sleale, maggiorazione dei prezzi, sia per i cittadini che per le imprese, a fronte di minori servizi o di qualità inferiore, la riduzione di investimenti dall’estero, la riduzione della spesa pubblica ed in particolare della spesa per l’istruzione, che si traduce in un mancato investimento nel futuro dei giovani, dunque nel futuro del nostro Paese. La ricetta di qualsiasi efficace politica di prevenzione della corruzione è ben conosciuta, e si fonda su diversi meccanismi: concorrenza nell’allocazione dei benefici che derivano dall’azione dello Stato; trasparenza dei processi decisionali; responsabilizzazione degli attori pubblici; controlli orientati al risultato e non solo all’adempimento procedurale; promozione della cultura della legalità; strumenti di controllo sociale diffuso; semplificazione e riordino normativo; pesanti pene per i corrotti e per i corruttori; confisca dei beni dei soggetti corrotti e corruttori e riutilizzo degli stessi per scopi sociali ed istituzionali; licenziamento immediato dei pubblici dipendenti, ineleggibilità dei politici corrotti nonché obbligo di risarcimento verso la pubblica amministrazione ed i soggetti danneggiati. Volontà politica nel perseguire la corruzione e la criminalità organizzata, buone leggi, amministrazione efficiente, magistratura indipendente, risorse adeguate, giustizia rapida sono il mix ottimale per un ambiente sfavorevole alla corruzione e alla mafia, un effettivo deterrente dato dalla consapevolezza che violare la legge non paga. Oggi dobbiamo lavorare ancora duramente per raggiungere questo risultato, ma è fondamentale che ognuno nel proprio piccolo faccia la propria parte, il proprio dovere, nel rispetto della legalità. Solo cosi’ si potra’ sconfiggere la poverta’ e di conseguenza la mafia. Lo Stato non puo’ continuare ad essere assente e lontano, soprattutto nelle terre del Mezzogiorno, ad oggi non ha saputo garantire alla popolazione alcuni fondamentali diritti sanciti dalla stessa Carta Costituzionale, tra i quali la sicurezza ed il diritto al lavoro. La mancanza di lavoro e di spazi sociali, ma anche la scarsa certezza del diritto ha fatto sì che un tale “sistema” proliferasse; la criminalità organizzata offre lavoro facile, seppur illegale, laddove il lavoro manca, ed offre anche una serie di “garanzie” e “protezioni”. Le organizzazioni mafiose hanno la capacità di controllare interi quartieri, non solo tramite lo strumento del terrore, della paura, ma soprattutto garantendo favori, ciò che lo Stato dovrebbe riconoscere e garantire come diritti. Ci vuole poco per sperimentare con i giovani la fiducia, ma gli adulti devono essere credibili Per quanto le associazioni possano dare veramente un contributo tangibile alla comunità cittadina e in special modo ai ragazzi in difficoltà, credo fermamente che sia cruciale l’apporto delle istituzioni, all’insegna della trasparenza e soprattutto della volontà di fare, di coinvolgere e di aiutare. E’ un cammino tortuoso, specialmente se le realtà degradate si moltiplicano ancora e ancora, ma dobbiamo far si che ogni cittadino debba godere dei propri diritti imprescindibili, quali il diritto allo studio, alla cultura, alla formazione e soprattutto al benessere. Il progetto PILOTA di questa Amministrazione annienta tutto il lavoro fatto in questi decenni e mette in evidenza che questa Amministrazione Comunale non ha competenze e non ha cuore per questa martoriata citta’, Taccio sull’elevato costo delle “brutture” del progetto Pilota, invito l’amministrazione a fare una ricerca di mercato.”

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