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Disastro ambientale nella valle dell’Alcantara

Disastro ambientale nella valle dell’Alcantara

Con il passare delle ore, la portata del vasto incendio che ha investito il territorio di Motta Camastra, assume contorni sempre più drammatici e inquietanti.

L’incendio che ha inizialmente visto coinvolto una porzione di territorio abbastanza vasta del territorio del piccolo comune montano si è poi inspiegabilmente propagato fino ad un capannone area di stoccaggio di rifiuti cartacei e plastici nelle adiacenze, che in questo momento sarebbe ancora parzialmente in fiamme con piccoli focolai al suo interno.

Il capannone sotto sequestro da tre anni da parte della procura della repubblica, avrebbe preso fuoco, forse non a causa dell’incendio boschivo.

Sul posto si sono recati infatti i carabinieri del NOE (Nucleo Operativo Ecologico), che stanno cercando di capire come sia stato possibile che un capannone separato da otto metri di strada (altro che sentiero tagliafuoco) sia stato raggiunto dalle fiamme proprio in quel punto.

Ricordiamo che il capannone era stato sequestrato dai carabinieri nel settembre del 2018 con la motivazione che, l’azienda proprietaria dell’area, in violazione dei provvedimenti autorizzativi concessi e senza rispettare le cautele e le prescrizioni impartite, stoccava i rifiuti senza alcuna identificazione e separazione tra le varie tipologie, conservandoli  sia sfusi (in cumuli) che compattati (accatastati in blocchi) al di fuori dalle aree consentite e senza rivestirli con teli di copertura, lasciandoli quindi esposti agli agenti atmosferici, inoltre erano state individuate all’interno del sito, un’area di circa 100 mq in cui erano evidenti le tracce di un recente incenerimento di rifiuti. Il sequestro preventivo del sito aziendale comprende le aree esterne ove erano stoccati i rifiuti non correttamente trattati, il capannone, i locali adibiti ad ufficio, i mezzi d’opera ed i macchinari per l’esercizio di impresa.

Sul posto anche i tecnici dell’Arpa che, oltre a monitorare la situazione, stanno installando delle centraline e dei rilevatori di diossine, come confermatici telefonicamente dal sindaco di Francavilla di Sicilia, Vincenzo Pulizzi.

Diossine inevitabilmente già disperse nell’area a causa della natura dell’incendio e dei materiali bruciati, che ha prodotto una nube di densissimo fumo nero visibile a chilometri e che sarebbe arrivata fino a Siracusa.

Un disastro che rischia di inquinare soprattutto le matrici ambientali dei comuni circostanti, non solo sul momento, ma nel medio e lungo termine, in quelli che sono territori a forte vocazione agricola e pastorale.

Proprio per questo motivo, come ribaditoci dal sindaco francavillese, sono in preparazione delle ordinanze sindacali, che vieterebbero la raccolta e la vendita dei prodotti raccolti nell’aree circostanti e nel raggio di qualche chilometro.

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