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“Premio Messina Cinema 2021”: l’1 agosto in memoria di Nino Manfredi

“Premio Messina Cinema 2021”: l’1 agosto in memoria di Nino Manfredi

Il “Premio Messina Cinema 2021” nasce da un’idea di Helga Corrao alla direzione artistica. Si tratta di una rievocazione dello storico “agosto messinese” da cui, nel 1955, nacque il Festival Internazionale del Cinema, nella suggestiva cornice dell’Irrera a mare, dove si tenevano le proiezioni. Nel 1957, il Festival era divenuto di Messina e Taormina fino a consacrarsi nel prestigioso Taormina Film Fest. Il richiamo turistico fu immediato e presto si registrò la presenza di star internazionali del calibro di Ingrid Bergman, che ricevette il riconoscimento del David di Donatello.

L’edizione, interamente dedicata al centenario dalla nascita del grande Nino Manfredi, si terrà al Teatro Vittorio Emanuele di Messina. Il cartellone prevede una serata di Gala in cui saranno omaggiati il cinema italiano, la sua storia e i suoi protagonisti, attori, registi, sceneggiatori del panorama locale e nazionale di ieri e di oggi.

Fu attore, regista, sceneggiatore, comico, cantante e doppiatore, uno dei maggiori fenomeni divistici italiani. Di lui Comencini diceva: “L’unico attore italiano in grado di parlare con un pezzo di legno” (Geppetto nel celeberrimo “Pinocchio”). Nasceva il 22 marzo 1921 a Castro dei Volsci in provincia di Frosinone. Divenne celebre con l’edizione di “Canzonissima” del 1959 (“Fusse che fusse la vorta bona” del suo polemico e bonario barista di Ceccano, divenne un ritornello nazionale.

La sua fama crebbe negli anni ‘60, vestendo prevalentemente i panni di personaggi scamiciati, in perenne lotta contro le ingiustizie. La sua è stata una vera e propria carrellata di personaggi umili, ma dignitosi. Dalla fine degli anni ‘50 alla fine degli anni ‘80, ha progressivamente conquistato – insieme agli altri mostri sacri della commedia all’italiana (Sordi, Gasmann, Tognazzi, Vitti) – la fama d’incomparabile e insostituibile “colonnello della risata”.


Esemplari le interpretazioni;
1966 – del guappo Armandino, detto Dudù, di “Operazione San Gennaro” regia di Dino Risi;
1974 – del portantino-infermiere di “C’eravamo tanto amati”di Ettore Scola;
1970 – del Pasquino di “Nell’anno del Signore” di Luigi Magni;
1974 – del meridionale emigrante di “Pane e cioccolata” di Franco Brusati;
1971 – del garzone di convento, poi tormentato venditore ambulante, di “Per grazia ricevuta” di cui è anche regista;
1977 – del giudice ecclesiastico di “In nome del Papa Re” di Luigi Magni;
1980 – del povero disoccupato venditore abusivo di caffè sui treni per Napoli di “Café express” di Nanni Loy;
1981 – dello stanco marito sconvolto da una sorprendente scoperta di “Nudo di donna” anche qui regista di se stesso.
1976 – del cattivissimo sottoproletario romano di “Brutti sporchi e cattivi” regia di Ettore Scola.

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