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Il controllo dei media e la disinformazione nell’era Covid. Il caso Olivia Guidry

Il controllo dei media e la disinformazione nell’era Covid. Il caso Olivia Guidry

Questa mattina su molti dei maggiori giornali nazionali e locali italiani è stata pubblicata la notizia di un’infermiera di 21 anni morta a cause delle complicazioni legate al Covid-19.

La notizia sarebbe insita nel fatto che l’infermiera appartenesse implicitamente alla schiera dei no-vax per aver scritto in un post su facebook ben più di un anno addietro (in realtà lo avevo scritto su twitter per poi cancellarlo) che: “Questo vaccino è stato realizzato utilizzando la tecnologia del DNA ricombinante più veloce di qualsiasi altro vaccino al mondo. Manipola il tuo DNA al più piccolo livello molecolare. Non farlo. Non prenderlo. Non è sicuro.

Chiaro il messaggio insito in questi articoli: se l’è andata a cercare, ecco cosa succede a chi nega o mette in dubbio l’efficacia dei vaccini.

Ma leggendo meglio la notizia qualcosa incomincia subito a puzzare. Si trattava di un’infermiera si, ma di un ospedaletto della Louisiana, Stati Uniti d’America, e di anni ne aveva 24.

Che c’entra la Louisiana con l’Italia direte voi? Si è mai scritto di un motociclista morto in Louisiana perché guidava senza casco o di un alcolizzato di Chicago deceduto perché beveva troppo ? No, ovviamente no.

E allora perché raccontare una storia del genere senza neanche andare a controllare le fonti? Io l’ho fatto e ho subito scoperto in pochi click che la ragazza potrebbe non essere morta di Covid.

Infatti dopo la denuncia dell’avvocato della sua famiglia in merito all’attribuzione della sua morte per Covid, Al Patin, CEO, Ochsner Lafayette General Medical Center, l’ospedale in cui lavorava, ha dichiarato:

“La causa della sua morte prematura non è chiara al momento e sarà determinata da un’autopsia, con risultati non previsti per diversi giorni.”

E qui ci sarebbe la vera notizia, negli Stati Uniti fanno le autopsie, non cremano i morti e scrivono sul referto “Morte per Covid”, si aspettano i risultati.

Questo è solo un acclarato esempio di disinformazione ai tempi del Covid in Italia, e credetemi non si tratta di un complotto, non c’è nessuna pressione da parte di fantomatiche agenzie governative a scrivere a favore del virus o dei vaccini, ma solo la lussuriosa e vergognosa volontà di acchiappare e prendere più lettori possibili mettendo a rischio la libertà di scelta su un tema cosi delicato come quello della salute personale.

Il controllo, quello vero, lo esercitano i social, basta scrivere la parola Covid per rischiare di vederti bloccato l’account.

Mi è successo venerdì per aver postato la foto di una fila, un vero e proprio assembramento (vedi foto sotto), dentro l’aeroporto di Fontanarossa, mentre l’altoparlante ribadiva incessantemente di mantenere le distanze senza successo, e aver commentato ironicamente: “Qui non ce n’è Covid”.

Evidentemente l’algoritmo di questo social non riconosce l’ironia, ma dimostra che chiunque provi a scrivere contro i vaccini o a mettere in dubbio l’esistenza del virus, si ritrova bloccato, e sinceramente a me questa cosa, un po’ paura fa.

Oggi si tratta di censurare questo, ma domani cosa potranno censurare, che messaggio faranno passare? Le nostre libertà individuali sono in pericolo? Io credo di si e voi?

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