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La vita nel cinema e il cinema nella vita. Ricordo di Nino Manfredi al centro diurno Camelot.

La vita nel cinema e il cinema nella vita. Ricordo di Nino Manfredi al centro diurno Camelot.

Il centro diurno Camelot “Dipartimento di salute mentale Messina nord” gestito dal Dottore Matteo Allone, impegnato da sempre nel sociale, ospita personaggi di spessore come Roberta Manfredi, attrice, produttrice e Alberto Simone, psicologo, regista, sceneggiatore e scrittore del film “Colpo di Luna” del 1995.
La presentazione è stata a cura della dottoressa Simonetta Pisano del DAMS, inoltre sono intevenuti Marco Xerra dir. Modulo DSM Messina nord, Mario Falcone, sceneggiatore e scrittore e la dottoressa Helga Corrao, pedagogista, docente e attrice.
“Colpo di luna” è un film che porta lo spettatore a riflettere sui propri drammi interiori attraverso quelli degli altri e l’immenso Nino Manfredi mostra e dimostra che non si può scappare dalla vita, che gli irrisolti prima o poi ci vengono a cercare e ci costringono ad attraversarli nel profondo.
Diversi spunti di riflessione sono stati rivolti a Roberta Manfredi e Alberto Simone subito dopo la proiezione del film, ecco l’intervista.
-Cos’è che vi ha spinto a produrre questo genere di film?
Roberta: ” L’amore! L’amore per questa sceneggiatura e per un sogno che Alberto voleva realizzare e che io volevo proprio vedere concretizzarsi e questa storia che è bellissima, che ci riguarda un pò tutti; è una storia che ti tocca profondamente, ti tocca l’anima.
-Il film è un pò autobiografico , quanto c’è di voi due a livello emotivo in questo film?
Alberto: ” Una parte dell’autore c’è sempre. In questo film ci sono delle cose autobiografiche ed altre no. Di autobiografico c’è la mia esperienza in una vera comunità terapeutica per ragazzi psicotici, dove ho lavorato da terapeuta per una decina d’anni. Tutti i laboratori d’espressione, tutte le opere teatrali e di scrittura che abbiamo fatto sono confluite nello studio. L’altra parte è il ritorno, anch’io sono siciliano, anch’io ho lasciato la mia terra e anch’io ad un certo punto sono tornato e come Lorenzo, protagonista del film, mi sono confrontato con quello che ho lasciato dietro di me.
-L’intolleranza alla sofferenza di Lorenzo Lo Iacono, il protagonista, che vuole essere chiuso nel suo laboratorio per dedicarsi totalmente alla sua ricerca, come se il suo stesso laboratorio fosse il buco nero, tema delle sue ricerche..
Alberto: ” Lorenzo si rifugia in una dimensione intellettuale, quello che facciamo un pò tutti, nasconderci nei nostri ragionamenti, nelle nostre ragioni e convinzioni. Il problema per noi diventa incontrare la nostra parte emozionale, incontrare metaforicamente il nostro cuore e riuscire a riconnetterlo con la mente, quindi non essere divisi tra la dimensione mentale e quella emozionale.
Lorenzo trova nella dimensione emozionale una sorta di pericolo, causata da traumi e sofferenze passate e rifiuta di reincontrarle; questa è una dimensione di difesa che tutti noi viviamo nelle nostre vite, però è proprio attraversare quella dimensione emozionale che ci permette di reintegrarle nella nostra esperienza e farne un punto di forza e non più un punto di debolezza.
Il protagonista al di là delle sue intenzioni, guidato dai personaggi che si ritrova ad incontrare, riesce finalmente a rivedere e rielaborare il suo passato e ad integrarlo nella sua esperienza attuale.
-Un piccolo ricordo di suo padre, Nino Manfredi, durante le riprese del film ?
Roberta: ” Mio padre cercava sempre di dare una mano anche quando non era in scena, quando c’è la scena dello spettacolo finale avevamo bisogno di pubblico e siccome era un film a basso costo non avevamo possibilità di chiamare 100/200 comparse e allora lui si è messo lì e ha incominciato ad intrattenere dei passanti per cercare di farli stare seduti a fare il pubblico, ed è stato tutta la sera, anche perchè per girare quella scena ci sono volute ore, quindi la gente si stufava e se ne andava. Invece lui stava lì li teneva fermi, li incuriosiva, gli raccontava storie e barzellette faceva lo spiritoso per portare a compimento la scena.”
A 100 anni dalla nascita del grande Nino Manfredi lo si ricorda tramite la memoria storica, cinematografica, viva e sincera tramite le parole di Roberta e Simone, che non sono solo personaggi, ma persone dotate di profonda empatia e gentilezza.

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