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Il continuo disconoscimento degli eccezionali risultati della giunta targata Cateno De Luca. Breve storia della strana forma di opposizione che vige a Messina

Il continuo disconoscimento degli eccezionali risultati della giunta targata Cateno De Luca. Breve storia della strana forma di opposizione che vige a Messina

Nell’era dell’epidemia da Covid, a Messina, e solo lì, è in atto un’altra e non meno gravissima forma di infezione virale. Un male oscuro, subdolo, che colpisce le capacità intellettive di certi personaggi che da sempre animano i salotti buoni della città.

Quali sono i sintomi di questa tenebrosa malattia? Invidia, rabbia, frustrazione, maldicenza, e tutti rivolti verso un unico obiettivo: Cateno De Luca, la sua giunta e il suo lavoro.

Non si conoscono ancora i rimedi né le terapie adatte a curarla, ma la sintomatologia è ben nota. Di solito il fattore scatenante è un post sulla pagina del sindaco che indica che un altro ambizioso obiettivo è stato raggiunto, che un progetto ben studiato è stato completato.

Ma l’acme si raggiunge, e qui diventano evidenti i sintomi (schiuma alla bocca, mal di stomaco e logorroici comunicati stampa), quando vengono resi noti i dati che vedono Messina al primo posto nelle classifiche nazionali di rendimento e capacità amministrative.

Neanche tutte le scorte di Maloox presenti in città riescono ad alleviare la sofferenza degli affranti personaggi, una frenesia selvaggia li assale, un dolore non catartico, non purificativo ma piuttosto evocativo di oscure vendette e immediate rappresaglie.

Ironia, sarcasmo? Non troppo, direi. Non si spiegherebbe altrimenti come un amministrazione che nel giro di tre anni è riuscita ad essere prima a livello nazionale come spesa dei fondi Pon Metro (nel 2018 eravamo ultimi in Italia), prima come capacità di raccolta differenziata tra le città metropolitane del Sud Italia, unica città siciliana ad avere il bilancio approvato e tra le prime 45 d’Italia ad approvare i propri bilanci di previsione, possa essere attaccata ininterrottamente per quelle poche manchevolezze figlie tra l’altro dell’incapacità delle passate amministrazioni.

Come non si può riconoscere a questa giunta e al suo sindaco il merito di aver finalmente eliminato la piaga delle baracche di Messina? Basterebbe solo questo risultato a farla entrare, motu proprio, nella storia della politica messinese e nazionale e far tacere chiunque.

E invece no, in questi salotti buoni, in questi sepolcri imbiancati, si studiano affannosamente le strategie per infangare e denigrare l’eccezionale lavoro fatto finora. Le manchevolezze di cui sopra, spesso figlie proprio di questi personaggi, usate come armi di distruzione di massa, perché alla fine colpiscono e demoliscono solo il buon nome della città e dei suoi abitanti.

Le pompose e sterili pubbliche prese di posizioni di certi parvenu della politica, e i colpi di lupara di vecchissime e tristemente note dinastie familiari, senza dimenticare quelli giudiziari, spesso incrociate con interessi di amici e parenti, come non ricordarle?

E in tutto questo un uomo solo è al comando, in una fuga solitaria, per affrancare questa città da questo marciume che anima i verminai che ogni tanto vengono scoperchiati da clamorose inchieste parlamentari.

Ne ha piena coscienza Cateno De Luca, che con fermezza e coraggio, senza se e senza ma, affronta l’impeto della tempesta col petto proteso in avanti, forte della sua onestà intellettuale e delle sue immani capacità amministrative.

Ed e proprio per questo, che presto dovrà lasciare la guida di Messina per andare a combattere la fonte di questo male.

La corsa verso la presidenza della Regione non è il capriccio di un uomo di potere teso verso obiettivi sempre più grandi, ma l’estremo atto di amore e sacrificio verso una comunità snobbata e dimenticata da tenebrose forze che l’hanno relegata ai margini della vita politica siciliana.

Costi quel che costi, bisogna arrivare alla stanza dei bottoni, uscire dalle strettoie di palazzo Zanca e conquistare Palermo per potere cambiare definitivamente la storia della nostra città.

Solo così si può assicurare che l’immane ed eccezionale lavoro svolto fin oggi sia completato e abbia il suo degno seguito, magari affidato alle sapienti mani di una donna, cosi magistralmente formata in questi anni. Magari.

E a chi lo accusa di essere un uomo con comportamenti sopra le righe, con un vocabolario troppo forte ricordo, quel che disse Sir Winston Churchill: “Chi parla male di me alle mie spalle viene contemplato dal mio culo.”

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