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I motivi del “flop” del sit-in anti De Luca…

I motivi del “flop” del sit-in anti De Luca…

Vi si aspettava una gran partecipazione, nella giornata di sabato, al sit-in indetto dal comitato “La Città siamo noi”, ma i numeri non hanno premiato la verve degli organizzatori e dei presenti, che forse, a voler essere generosi, hanno raggiunto il centinaio di presenze.

Ma cosa si cela dietro la debacle?
Sarà la mancanza di credibilità degli attori coinvolti?
La mancanza di fiducia della cittadinanza ai “partiti tradizionali” che si sono intestati la battaglia?
Una disaffezione generalizzata da parte del Messinese alla politica? O semplicemente un cieco e devoto apprezzamento a De Luca e alla sua linea politica?

Nonostante queste possano rappresentare le principali motivazioni, o meglio, le prime che saltano alla mente, sarebbe il caso di approfondire le dinamiche di un percorso, alquanto tortuoso, che dal 2018 ha coinvolto la Città dei Leoni.

L’elezione a sindaco di Cateno De Luca, segue a quella di Accorinti e che piaccia oppure no, nonostante la navigata militanza di De Luca nelle forze di governo dell’Isola, rappresenta un segnale di continuità, un segnale di ri(e)voluzione, di una città che disdegna fortemente la politica italocentrica, gestita da partiti con segreterie lontane dall’Isola Madre del Mediterraneo.

È innegabile che De Luca, forte della sua esperienza maturata in decenni di azione politica, riesca a cogliere questa sensibilità e ne faccia il suo cavallo di battaglia, difatti, già durante le regionali del 2017, la sua compagna elettorale si incentrava su un forte sentimento anti casta, celebre difatti rimarrà uno dei suoi slogan: “U megghiu avi a rugna “, per non parlare del richiamo all’imperatore Caligola, nel momento in cui inaugurerà la sua campagna elettorale per le amministrative, in compagnia della pecorella Pelority.

Arrivato in riva allo Stretto, quello che sarebbe divenuto, il sindaco peloritano, continua con la sua propaganda, fatta di annunci roboanti e attacchi senza esclusione di colpi, sotto il filo della sua feroce dialettica periscono tutti i suoi avversari, senza esclusione alcuna e la sua vittoria diventa inesorabile.

All’inizio, la verve politica del neo sindaco, genera consensi e ilarità, la propaganda a mezzo social paga e la cittadinanza, sicuramente con una buona dose di masochismo non ancora manifestatosi, gode nel vedere messi alla gogna quei funzionari fannulloni che, nella visione cittadina, con la complicità delle amministrazioni che negli anni si sono susseguite, si sono resi responsabili del profondo degrado nel quale versa la Città.

A questo punto, Cateno, completa la metamorfosi in Scateno e vestendo le stellette da generale, detta l’agenda Messinese, con una risolutezza che talvolta rasenta l’arroganza, per dirla a modo suo : “ Senza se e senza ma”.

La Città sembra risvegliarsi, la manutenzione degli spazi pubblici, almeno nelle aree centrali e più in vista, riparte, così come parte la differenziata e innumerevoli azioni volte a riqualificare Messina.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti, l’efficacia del Sindaco Sceriffo non può essere messa in discussione, al punto che la cittadinanza sembra disposta a dimenticare le roboanti promesse elettorali, dalla monorotaia volante, passando per l’eliminazione o rimodulazione della linea tranviaria.

Il tutto procede non senza intoppi, difatti, privo di una rappresentanza in seno al consiglio comunale, per De Luca cominciano i primi scontri, che il sindaco Messinese supera con la solita ferocia passando sopra tutto e tutti, finché non avviene l’imponderabile, arriva il Covid e una pandemia inesorabile si scaglia sul pianeta.

L’assurdo fenomeno spiazza chiunque, ogni governo o amministrazione, ad ogni latitudine del globo agisce con fare frastornato, ma in mezzo a questo marasma, il primo cittadino, risponde ancora una volta presente, ma se da un lato i suoi bizzarri ed esasperati modi di fare gli donano una grande visibilità in Italia e nel mondo, il rapporto con la cittadinanza comincia ad incrinarsi, la “violenza politica” di De Luca cresce e lo scontro con l’opposizione cittadina ormai è incolmabile.

Messina sembra ripiombata improvvisamente nella seconda metà degli anni ‘70 del 1600, in piena rivolta anti spagnola, una vera e propria guerra civile che vede contrapposte sensibilità, amicizie e famiglie.

Lo scontro divampa, la volgarità nella dialettica politica accresce, così come accrescono scontri personali tra componenti di una o dell’altra fazione, generando un complessivo impoverimento del dibattito politico sulle critiche e precarie condizioni della Città che, per il servizio reso al Popolo Siciliano durante il Vespro, porta in dote l’appellativo di “Clavis Et Custodia Totius Siciliae”.

E più lo scontro cresce, più la cittadinanza si allontana.

I Messinesi, difatti, si ritirano progressivamente da questa battaglia senza esclusione di like, i numeri nelle dirette del sindaco scendono, così come scendono quelli dei suoi oppositori, i quali, pur lamentando i modi di De Luca, non si dimostrano da meno, ripagando la sua violenza verbale e la sua volgarità con la stessa moneta.

La classe politica si dimostra troppo impegnata a vincere l’ennesimo round piuttosto che amministrare, si dimostra più impegnata a stralciare qualunque proposta provenga dalla controparte piuttosto che dibattere in maniera costruttiva al fine di trovare una soluzione, ed in proposito a quest’ultimo aspetto, qualora glielo si faccia notare, si preoccupa maggiormente di addossare colpe all’una o all’altra fazione piuttosto che addossarsi la propria parte di responsabilità, chiedere scusa e fare il possibile per ripartire.

Nel frattempo, però, a Messina nulla cambia, anzi, la situazione va via via regredendo, gli spazi comuni son sempre meno curati, le criticità nell’approvvigionamento idrico sono lungi dall’essere risolti, le condizioni di degrado in molte aree peggiorano ed il tessuto imprenditoriale è allo stremo delle forze, generando così un progressivo peggioramento della qualità della vita ed un profondo impoverimento di una città, che per la prima volta dopo decenni, aveva intravisto un barlume di speranza.

Pertanto, alla luce di una così maldestra, incompleta, misera, modesta ed impropria analisi, è così strano che la cittadinanza, persino quella avversa a De Luca, ignori con fare tanto sprezzante una manifestazione atta a contestare un sindaco dimissionario?

Chissà, magari se la società civile impegnata nell’agone politico, tornasse a concentrarsi sui problemi della gente e su proposte di buona amministrazione, la cittadinanza potrebbe ancora una volta sorprendere con la sua vicinanza ed il suo impegno.

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