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La Nuova Norimberga e la sentenza  n. 1842/2021

La Nuova Norimberga e la sentenza n. 1842/2021

La Nuova Norimberga è attualmente una grande realtà. Ha avuto inizio con una denuncia penale elevata contro la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, diretta dal procuratore Nazionale Federico Cafiero de Raho, contro il Governo Draghi. Il motivo: l’Eversione dell’Ordine democratico e dell’Ordinamento costituzionale, per gli effetti degli articoli 270 (associazioni sovversivo), 270 bis (Associazioni con finalità di eversione dell’ordine democratico), 270 sexies (Condotte con finalità di terrorismo) e 287 del Codice Penale (Usurpazione di potere politico).

Responsabile di ‘Mille Avvocati per la Costituzione’ – che costituisce il collegio difensivo nazionale delle libertà costituzionali – l’Avv. Lillo Massimiliano Musso. La nuova Norimberga trova conferma nella sentenza n. 1842/2021 del Tribunale Penale di Pisa. A depositare la denuncia penale presso la Direzione Nazionale Antimafia Musso in persona. “Il Tribunale di Pisa conferma l’impianto normativo delineato nella nostra denuncia depositata alla DNA e che abbiamo chiamato La Nuova Norimberga – ha dichiarato Musso – Ormai è chiaro a tutti che il sistema democratico è stato rovesciato e sempre meno persone potranno fingere di non averlo ancora capito. Siamo alla resa dei conti“.

Il 17 febbraio scorso, il Giudice Monocratico Lina Manuali depositò le motivazioni della sentenza con cui – l’8 novembre 2021 scorso – proclamò l’assoluzione di tre imputati. Il Tribunale di Pisa non ha soltanto assolto i tre consento in giudizio, accusati di violazione dell’art. 650 c.p. per inosservanza delle limitazioni imposte dal primo DPCM del presidente Conte, ma ha altresì ricostruito gli eventi e compiuto un’opera di esegesi del diritto. È stata, infine, qualificata l’illegittimità della dichiarazione dello stato d’emergenza, disapplicabile con sentenza, per la rilevata mancanza di base normativa con efficacia di legge. La sentenza fa riferimento anche ai presupposti della dichiarazione e alle proroghe dello stato di emergenza.

Ciò che si evidenza è la compressione dei diritti fondamentali e delle libertà personali, sia individuali che collettive, che si aggiungono alle libertà: libertà personale (art. 13 Cost.), libertà di movimento e di riunione (artt. 16 e 17 Cost.), diritto di professare liberamente la propria fede religiosa, anche in forma associata (art. 19 Cost.), diritto alla scuola (art. 34 Cost.), diritto al lavoro (art. 36 Cost.), diritto alla libertà di impresa (art. 41 Cost.). “Nel momento in cui viene meno lo stato di emergenza, i diritti e le libertà fondamentali debbono riespandersi nel loro alveo originale, poiché la compressione degli stessi ha raggiunto e superato il limite massimo di tollerabilità; compressione che non può ulteriormente protrarsi, né a tempo predeterminato, né, a maggior ragione, ad libitum, attraverso continui e reiterati prolungamenti di operatività“.

Con la sentenza in discorso si contesta Ia violazione dell’ordine attraverso il DPCM dell’8/03/2020: si disponeva che, per ragioni di igiene e di pubblica sicurezza, non era consentito uscire se non al ricorrere di determinate circostanze (motivi di lavoro, salute o necessità). Adesso, il DPCM 08.03.2020 non si considera più un provvedimento legalmente dato dall’Autorità, come per contro richiesto dall’art. 650 cp. Altro punto su cui ci si sofferma è che l’Ordinamento Costituzionale Italiano non contempla lo stato di eccezione così come non prevede lo stato di emergenza, che è una declinazione dell’eccezione, al di fuori dello stato di guerra di cui all’art. 78 della Costituzione. Lo stato di emergenza è una condizione giuridica particolare che richiede un intervento urgente e con poteri straordinari atti a compiere la tutela dei cittadini e rimediare agli eventuali danni.

La situazione scaturita a seguito del diffondersi del Covid-19 non è giuridicamente assimilabile allo “stato di guerra” applicando per analogia l’art. 78 della Costituzione. Esercitare un diritto, in caso di necessità e di urgenza, giustifica Ia limitazione di altri diritti, ma sempre nel rispetto dei principi di legalità, riserva di Iegge (assoluta o relativa), necessità, proporzionalità, bilanciamento e temporaneità, altrimenti si lascerebbe spazio del cd. “diritto tiranno” con la soccombenza di tutti gli altri diritti e conseguente violazione della Costituzione, oltreché addirittura il superamento del perimetro delineato dalla Costituzione. A stabilire lo stato di emergenza la Delibera 20 del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020 emessa a seguito del combinato disposto degli artt. 7, comma 1, lettera c), e 24, comma 1 del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1. Stato di emergenza nazionale della durata di 6 mesi “in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”.

II Codice della Protezione Civile (D.Lvo n. 1 del 02.01.2018) prevede (art. 24) Ia deliberazione del Consiglio dei Ministri dello stato di emergenza, da pubblicarsi sulla Gazzetta Ufficiale, qualora ricorrano le “emergenze di rilievo nazionale connesse con eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo” di cui all’art. 7 lett c). Il provvedimento non rientra tra i provvedimenti con aventi forza di Iegge, di cui alla previsione di cui alla lett. a) dell’art. 3 (Norme in materia di controllo della Corte dei conti) della Iegge n. 20/1994, ed è pertanto – anche per espressa previsione del comma 5 dell’art. 24 D.Lgs. n. 1/2018 – esclusa da qualsiasi preventivo controllo di legittimità e di fondamento, pur rimanendo soggetto al vaglio successivo dell’autorità giudiziaria. La domanda è: esistono i necessari presupposti normativi?

Le tipologie degli eventi emergenziali sono indicate al D.Lgs n. 1/2018 all’art. 7 alla lett. c): “emergenze di rilievo nazionale connesse con eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo che in ragione della loro intensità o estensione debbono, con immediatezza d’intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo ai sensi dell’articolo 24”.

Quanto alla verifica del “rischio sanitario” – alla base della delibera del Consiglio dei Ministri e legato all’insorgenza di patologie indotte da agenti virali trasmissibili – se rientri o meno negli “eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo”, si evidenzia che sono tali le calamità naturali (terremoti, maremoti, alluvioni, valanghe ed incendi). L’epidemia o la pandemia non sarebbe da considerarsi calamità naturale per il semplice motivo che sono dimensioni di crisi totalmente diverse fra di loro. La pandemia è infatti “una epidemia con tendenza a diffondersi ovunque, cioè a invadere rapidamente vastissimi territori e continenti” mentre la pandemia “può dirsi realizzata soltanto in presenza di queste tre condizioni: un organismo altamente virulento, mancanza di immunizzazione specifica nell’uomo e possibilità di trasmissione da uomo a uomo; l’epidemia è una manifestazione collettiva d’una malattia (colera, influenza ecc.), che rapidamente si diffonde fino a colpire un gran numero di persone in un territorio più o meno vasto in dipendenza da vari fattori, si sviluppa con andamento variabile e si estingue dopo una durata anche variabile.”

L’epidemia/pandemia provocata da agenti virali o batterici non si considera correlata neppure alla calamità naturale, che si configura al verificarsi di “ogni fatto catastrofico, ragionevolmente imprevedibile, conseguente a eventi determinanti e a fattori predisponenti tutti di ordine naturale, e a foro volta ragionevolmente imprevedibili“. Non è credibile neppure considerare l’epidemia/pandemia ricadenti nell’alveo del “rischio igienico-sanitario” (art. 16, comma 2, d.lgs. 1/2018) per cui è necessario il sussistere dei fattori di rischio chimico e biologico e le contestuali misure di prevenzione e protezione della salute dei lavoratori, dei consumatori e degli utenti, oltre alle misure di sicurezza per la salubrità degli ambienti di lavoro e professionali, di ristorazione, intrattenimento e commercio, degli edifici e delle strade a partire dalla raccolta e gestione dei rifiuti e, infine, degli alimenti e dei prodotti eno-agro-gastronomici. Del rischio igienico sanitario si occupano le Regioni, mentre della pandemia si occupa lo Stato.

In conclusione per tutti i su citati motivi, Ia delibera che istituì lo stato di emergenza, disposto dal Consiglio dei Ministri il 31.1.2020 scorso, è da considerarsi illegittima per essere stata emanata in assenza dei presupposti legislativi, per mancanza di una fonte con forza di Iegge, ordinaria o costituzionale, che assegni al Consiglio dei Ministri il potere di dichiarare lo stato di emergenza per rischio sanitario.

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