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Ucraina: mentre lì si muore l’Occidente gioca a Risiko!

Ucraina: mentre lì si muore l’Occidente gioca a Risiko!

Descrivere quanto sta accadendo tra Russia e Ucraina non è semplice, o meglio, è molto più articolato e complesso rispetto a quanto i media stiano lasciando trasparire in queste ore.

Per cominciare a parlarne, probabilmente, bisognerebbe risalire alla nascita di “Madre Russia”, la quale avrebbe i suoi Natali proprio nella capitale ucraina Kiev, ma avrebbe poco senso probabilmente, tanto vale fare un balzo in avanti di secoli ed individuare velocemente la prima analogia rispetto l’attuale crisi tra il blocco Atlantico e quello sovietico, ovvero la crisi missilistica di Cuba, in piena guerra fredda del 1962.

Difatti, mentre all’epoca la tragedia si evitò grazie ad un reciproco passo indietro da parte di JFK e Chruščëv, che portò alla nascita della “ linea rossa”, quest’oggi a sessant’anni di distanza, invece, la violenza morale e la totale assenza di lungimiranza politica, hanno portato alla nascita di un conflitto, il quale se non verrà arginato con l’unica arma possibile, la diplomazia, rischia di avere conseguenze atroci.

L’insoddisfazione russa, difatti, risulta essere molto simile a sessant’anni fa, anche se a dire il vero, stavolta l’Orso avrebbe motivi molto più concreti per essere impaurito ed insoddisfatto, difatti, mentre le basi rosse sono di fatto inesistenti in Occidente, nell’Europa orientale, la NATO a trazione USA, ha posizionato le sue bandierine in ogni dove, fino a lambire quei territori ex URSS che secondo gli accordi dovrebbero rappresentare un limes invalicabile per entrambe le fazioni, al fine di garantire un perimetro di sicurezza tra le due superpotenze.

A quanto pare, però, già da anni a Washington, qualcuno ha cominciato ad avere nuove mire espansionistiche, al punto da cominciare un pericolosissimo flirt, con uno dei pochissimi stati che, secondo accordi, ma sopratutto prudenza sarebbe stato meglio ignorare, ovvero la tristemente nota Ucraina.

A tal riguardo celebre sarà lo scambio di mail, divulgato da Wikileaks, tra l’allora vice presidente di Obama, ed oggi presidente USA, Joe Biden, ed il governo ucraino, scambio di mail nel quale emergevano con chiarezza le velleità atlantiche o meglio dire americane al confine Russo.

Anche lì fu scandalo, anche lì vi fu tensione, al punto da provocare, l’annessione della Crimea alla Russia, avvenuta a metà tra il mezzo politico del referendum e l’invasione militare.

Bisogna anche specificare che, da un lato la politica anti imperialista di Trump, oltre che la forte componente russa della Crimea, nonostante lo sbraitare di alcuni partner europei per lo sbarco della Russia sul mar nero, gettarono le basi per una situazione geopolitica di apparente stabilità.

Stabilità che però, con la controversa e discussa, secondo alcuni fraudolenta, elezione di Joe Biden, viene di nuovo messa in discussione.

Difatti la crisi ucraina non è solo rappresentata dalla Crimea, bensì anche da due territori dell’area del Donbass, ai confini con la Russia, che patrocinati da “Madre Russia”, chiedono con forza e determinazione la secessione dall’Ucraina e l’annessione alla Federazione di Mosca.

Dal 2014 ad oggi, di fatto, in Donbass vi saranno oltre 20.000 morti per mano ucraina e la Crimea si vedrà costretta ricorrere alle navi russe per l’approvvigionamento idrico, in estrema sintesi, citando Il Manifesto, Kiev, oltre le bombe, ha usato un bene fondamentale, l’acqua, come arma impropria.

Questo e molto altro ci ha condotto per mano a qualche giorno fa, alla smisurata, insensata e irresponsabile reazione russa e ad una guerra che rischia di assumere i connotati di una tragedia.

E mentre in Ucraina a pagare il prezzo di questa demenziale follia, che vede per attori (in tutti i sensi) un cretino, un despota ed un folle, (assegnate pure voi i titoli, tanto cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia), vi sono migliaia di innocenti russi e ucraini, l’Occidente e l’Europa nella sua proverbiale idiozia alla quale ci siamo tristemente abituati, continua a blaterare, cercando soluzioni e ipotizzando sanzioni, che più che atti diplomatici e risolutivi, sembrano una partita a Risiko giocata da principianti.

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