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Emergenza rifiuti in Sicilia. Una regione in piena crisi

Emergenza rifiuti in Sicilia. Una regione in piena crisi

La soluzione stenta ad arrivare e il Presidente Musumeci conferma la sua incapacità gestionale. La sua ultima idea: la creazione di due termovalorizzatori. La Sicilia sembra essere indietro di 30 anni rispetto al resto d’Europa.

La colpa sta tutta sulle spalle di un presidente che non è in grado e che non ha a cuore i siciliani e la sua terra. La crisi della gestione dei rifiuti nell’isola però non è dovuta solamente alla saturazione delle discariche, soluzione comunque non sostenibile ed economicamente scellerata, ma anche alla carenza di impianti di trattamento.

Infatti mancano gli impianti di gestione dell’umido e molti Comuni sono costretti a trasportare i rifiuti organici fuori Sicilia. Tanti portano l’organico addirittura a Rende, in Calabria. Una follia, se pensiamo al costo e all’inquinamento prodotto dai camion usati per il trasporto.

Si sa che il punto di crisi maggiore nel sistema sia rappresentato dalle grandi città, soprattutto Palermo e Catania, che hanno percentuali di raccolta differenziata molto basse. Difficile dunque inventarsi una soluzione a breve termine. Chi sgarra dovrebbe fare pagare di più ai cittadini. Forse ci sarebbe maggiore sensibilità.

Una sensibilità, comunque, che anche i cittadini dovrebbero avere per fare una differenziata migliore, con più cura. Il problema è che l’evasione della tassa sui rifiuti è altissima. Quindi chi paga, paga anche per chi evade. E paga anche per la gestione inefficiente della raccolta e dello smaltimento.

Danno e beffa insieme. Gli inceneritori che Musumeci vende come soluzione non sono altro che campagna elettorale di chi ormai sente franare il terreno sotto ai piedi, fatta, tra l’altro, in un mare di contraddizioni.

Il presidente della Regione aveva tutto il tempo per farli prima e li tira fuori solo adesso, ben sapendo che vedranno la luce, se mai la vedranno, ben lontano dall’emergenza che stiamo vivendo ora. Intanto chiamiamoli col loro vero nome: inceneritori.

Non è giocando sulle parole che se ne modifica la natura. Il Movimento è sempre stato contro e sempre lo sarà. É vergognoso il concetto espresso dal presidente, secondo cui chi è contro gli inceneritori sta dalla parte della malavita.

Ma questo fa parte del personaggio Musumeci: insultare e offendere pesantemente chi non la pensa come lui, o peggio, osa addirittura criticarlo. L’emergenza è adesso. É ora che la Sicilia non ha dove mettere i rifiuti.

Nell’attesa che si realizzino, che faremo?

Affermare di volere sottrarre i rifiuti dalle mani dei privati (proprietari di discariche) e poi fare costruire termovalorizzatori sempre attraverso il ricorso ai privati è un ragionamento così ridicolo che non ha bisogno di essere commentato.

Se davvero vuoi sottrarre i rifiuti dalle mani dei privati, perché ancora la Sicilia è il fanalino circa gli impianti pubblici per la raccolta dell’umido, che rappresenta il 40% dei rifiuti?

Sempre in tema di grandi contraddizioni va sottolineato che costruire due inceneritori va contro il ragionamento dello stesso Musumeci, il quale propone di dividere la Sicilia in nove ambiti territoriali e di garantire ad ognuno di essi l’autosufficienza.

Musumeci tranquillizza dicendo che nei termovalorizzatori, non finiranno rifiuti pericolosi. Ma non è lui che decide cosa va ad incenerimento, ma le leggi. Queste affermazioni dimostrano che c’è forse un po’ troppa approssimazione quando si parla di temi così delicati.

Così più di una volta hanno dichiarato il consigliere del Movimento Trizzino e altri portavoce regionali.Nel discorso di Musumeci secondo il M5S ci sono tante altre grosse imprecisioni, tra queste il fatto che gli inceneritori non sono previsti nel piano rifiuti.

Il tentativo da parte di Musumeci, di combattere l’oligopolio dei privati sui rifiuti proponendo un sistema – il project financing – che non solo prevede la realizzazione dei termoutilizzatori da parte dei privati, ma anche la loro gestione, è surreale.

Morto un business – che poi le discariche sono tutt’altro che morte – se ne fa un altro.L’obiettivo principe del presidente della Regione è abbandonare lentamente l’abbancamento in discarica.

Chiudere il ciclo in maniera alternativa, come fanno in Europa. Ma anche qui, pare, il governatore ha preso una cantonata. Infatti, Musumeci sa bene che la realizzazione di questo tipo di strutture non rientra nelle strategie europee sui rifiuti e sa bene che entrerebbero in servizio in un quadro normativo che punta alla produzione zero dei rifiuti, quindi in assenza, o quasi, di combustibile.

Non è un caso che modelli tanto sbandierati, come Germania, Danimarca e Olanda, stiano dismettendo i propri impianti proprio perché metodologia superata ed oramai antieconomica. Avevamo le discariche mentre nel resto d’Europa si eliminava il conferimento in discarica e ora rischiamo di avere i termovalorizzatori mentre il resto di Europa li dismette. Eppure, secondo Musumeci, non esiste altra soluzione.

Il presidente crede, o vuole far credere, che questa mossa dei termovalorizzatori, a pochi mesi dalla scadenza del suo mandato, rappresenti una svolta in entrambe le direzioni: stroncare il business dei privati e accentuare le ricadute positive sull’ambiente, che così non finirebbe soffocato.

All’eterna emergenza il suo governo aveva risposto, a gennaio 2018, con la concessione di un ampliamento per 1,8 milioni di metri cubi alla discarica della Sicula Trasporti, gestita dalla famiglia Leonardi, in territorio di Lentini.

La stessa società finita in un’inchiesta denominata ‘Mazzetta Sicula’, culminata nell’arresto del patron Nino Leonardi, e poi rilevata da tre amministratori giudiziari.

Oggi l’impianto di contrada Grotte San Giorgio è pieno all’inverosimile e non può smaltire come un tempo. La Sicilia orientale, l’estate scorsa, è finita a un passo dal default e aveva costretto il governo a una frettolosa exit strategy, per il momento abbandonata: ossia il conferimento dei rifiuti fuori regione.

Ma il governo Musumeci, nel 2019, aveva anche deciso di prorogare per dieci anni l’autorizzazione alla Oikos per abbancare i rifiuti nella discarica Valanghe d’Inverno, fra Motta Sant’Anastasia e Misterbianco, nel Catanese.

Nel giro di poche settimane sarebbe arrivata una condanna a 9 anni di reclusione per Gianfranco Cannova, funzionario regionale, e a 6 anni per Domenico Proto, già proprietario della stessa Oikos, per un vorticoso patto corruttivo, in cui lo stesso Cannova, secondo quanto ricostruito dai magistrati, era diventato un “consulente tecnico” al soldo dei privati.

La stessa autorizzazione, tempo dopo, è stata al centro di una procedura di riesame di cui non si hanno tuttora notizie. Allo stato dell’arte, anche se Musumeci lo vorrebbe fortemente, è impossibile che l’oligopolio venga azzerato.

Anche perché i risultati sbandierati come “positivi” sul fronte della raccolta differenziata – il 47% rispetto al 42% di otto mesi fa – non bastano a scongiurare l’emergenza e il ricorso allo smaltimento in discarica. La Sicilia è una terra meravigliosa, piena di ricchezze e storia. Spero che non si aggiunga anche la spazzatura o gli inceneritori alle cose da vedere in Sicilia.

È tempo che la Sicilia si ribelli a questa cattiva gestione e riponga la sua fiducia in chi possa valorizzarla.

Serve volontà e competenza ma soprattutto onestà.

Giuseppe Di salvo e Giuseppe Nunziato Belcastro Federazione dei gruppi movimento 5 stelle.

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