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Turi Giuliano, dalla penna di Nino Chiofalo: ecco Antudo!

Turi Giuliano, dalla penna di Nino Chiofalo: ecco Antudo!

Oggi, alle ore 18.00, presso il Parco Maggiore La Rosa, di Barcellona (ME), si terrà la presentazione dell’ultima opera dell’autore Nino Chiofalo, Antudo: Giuliano e l’indipendenza della Sicilia.

Opera ben scritta, che si legge tutta d’un fiato, che per bontà dell’autore Messina7 ha visionato con largo anticipo, Antudo, è un romanzo storico che ripercorre la vita e le vicessitudini di Turiddu Giuliano, il Robin Hood Siciliano, il quale nonostante sia da accumunare più ad un eroe popolare, ad un partigiano, purtroppo è ricordato con l’infamante seppur romantica nomea di bandito. 

L’opera, vede la luce durante l’anno del centesimo anniversario della nascita dell’eroe Siciliano, ma per stessa ammissione dell’autore, a causa di un illegittimo segreto di stato, che imperversa sul fenomeno Giuliano da oltre settant’anni, si è vista necessaria la composizione dell’opera in chiave romanzata, al fine di strutturare ed elaborare, le fonti dirette e indirette e la memoria di coloro che in prima persona o tramite i propri cari, ebbero un contatto con Turi o che delle sue gesta abbiano una coscienza dettagliata. 

Ma per capire a pieno il testo ed il personaggio, occorre prima immergersi ed aver contezza del nostro passato e dei fatti, che portarono alla lotta armata della Sicilia contro lo stato italiano.

La Sicilia, non fu mai Italia, tant’è che lo stesso Cicerone ci dirà: “La Sicilia insegnò a Roma quant’è bello dominare”, difatti la Sicilia ai i tempi dell’impero altro non era che una delle tante provincie, come la Gallia, la Dacia o la stessa Spagna.

Andando avanti nei secoli, la situazione non cambia, anzi, il divario aumenta e aumenta in favore di una Sicilia sempre più ricca, prospera, potente ed egemone in Europa e nel Mediterraneo. 

Sia il periodo arabo (non fu dominazione), sia quello Siculo-Normanno, ergeranno difatti il Regno di Sicilia (1130-1816), al ruolo di potenza culturale, militare ed economica. 

L’apice della gloria, verrà toccato, insieme allo storico alleato britannico, durante le guerre napoleoniche, che la Sicilia vincerà, con la forza e la ricchezza che ne consegue. 

Da lì si avrà l’inizio del declino, a causa del tradimento per mano borbonica delle prerogative e della potenza del Regno e del parlamento Siciliano, il parlamento moderno più antico della storia, che nel 1816 cesserà di esistere a favore della più grande nefandezza politico-amministrativa mai concepita: il regno delle due sicilie.

Da questo momento, infatti, l’isola entrerà in tumulto, cominceranno le ribellioni di piazza ed il popolo chiederà la testa dei sovrani d’origine transalpina, un canto d’epoca, riferito al Borbone, infatti reciterà: 

“Iniquo tiranno – fratello di Giuda

Qual borea è mai questa – si livida e cruda?

Bombardi la madre – che a luce ti diede, Massacri i fratelli – li premi col piede?

Ma senti qual voce – rimprocciati e grida:

Tiranno! Caino! – crudel matricida!

II suolo sicano – ti aborre e detesta:

Il vecchio ed il bimbo – agognan tua testa, lo d’esserti madre – vergogno, mi pento…”

In questo clima, si arriverà dunque al ‘48, conosciuto come il quarantotto dei popoli, che in realtà scoppierà a Palermo, per infiammarsi, salendo alle cronache internazionali, subito dopo nella nostra città, con le cinque giornate di Messina, per poi propagarsi in tutta Europa.

A seguito di questi fatti, pertanto, si arriva al 1860, anno in cui comincerà la spedizione Garibaldina, operazione che prevedeva la liberazione della Sicilia e l’unificazione dell’Italia, volendo più una spedizione antiborbonica che unitarista. 

E così avverrà, le truppe Siciliane, dopo aver aiutato Garibaldi in Sicilia e aver fatto riottenere all’Isola Madre del Mediterraneo la sua dignità di Stato sovrano, aiuteranno lo stesso nella campagna antiborbonica in Italia, ma mentre si sta celebrando la battaglia del Volturno tutto cambia, Francesco Crispi, esule in Piemonte, rientrato in Sicilia dopo la cacciata degli eredi di Carlo Magno, trova un accordo con Cavour, tradendo il suo popolo e vendendo di fatto la Sicilia all’invasore.

Garibaldi, per sua stessa ammissione traslaterà, farà il diavolo a quattro opponendosi alla scellerata decisione, preoccupato più che per il Popolo Siciliano, per le spiegazioni da dover conferire al committente britannico, il quale già pregustava la libertà e le floride attività da poter portare avanti con lo storico alleato Siciliano (l’alleanza siculo-britannica, si data nel 1177, con il matrimonio tra Guglielmo II il buono e Giovanna d’Inghilterra, le loro nozze passeranno alla storia come la Palermo Fiammeggiante, a causa dei festeggiamenti che ne seguirono).

Ma Crispi e Cavour l’avranno vinta, l’Italia ora è unita e così come al tempo dell’impero, riesce ad avere la sua prima colonia, la Sicilia. 

Da quel momento, il più triste della nostra gloriosa storia, la Sicilia ed i Siciliani, vivranno momenti drammatici, gli italiani, difatti in Sicilia, compiranno un genocidio, che nei trenta giorni che seguiranno alla calata delle truppe sabaude, provocherà un milione di morti, neanche i bambini verranno risparmiati e l’esempio più emblematico resterà Angelina Romano, di nove anni, fucilata in pubblica piazza a Castellammare del Golfo, in quanto brigantessa.

Con l’arrivo degli italiani, crescerà la paura, la povertà e l’emigrazione fuori dalla Sicilia e fuori dall’Italia, gli sfortunati che non riusciranno a scappare subiranno un vero e proprio caporalato di stato e la Sicilia, per la prima volta nella sua immensamente gloriosa e prospera storia patirà la fame, la miseria e la disperazione.

Le due guerre non aiutano, i Siciliani , così come i Sardi, vengono chiamati con un appellativo assai particolare, “carne da cannone”, difatti erano i popoli delle isole ad essere mandati in prima linea al fronte al fine di ricevere inermi i colpi dell’ artiglieria nemica, provocando di fatto una strage nella strage.

Ma negli anni ‘40 del ‘900, qualcosa cambia, il popolo Siciliano è stanco, e mentre la guerra volge al termine, il M.I.S.-Movimento per l’Indipendenza della Sicilia (ancora esistente), scende in campo per rivendicare la sovranità del Popolo Siciliano, la Sicilia è una nazione, lo è sempre stata (anche oggi AD 2022), ma ora i Siciliani vogliono che torni ad essere uno stato! 

Mentre il M.I.S. conduce la sua lotta politica, un’altra entità prende vita e comincia la lotta, si tratta dell’E.V.I.S. l’esercito volontario per l’indipendenza della Sicilia, comandato da Antonio Canepa, un giovanissimo professore di dottrine politiche e partigiano, il quale era a capo di un’esercito di giovanissimi studenti universitari provenienti da tutta la Sicilia.

In questo contesto, si inserisce anche Turi Giuliano.

Turi a differenza di Canepa, Concetto Gallo, Andrea Finocchiaro Aprile o Attilio Castrogiovanni, non era ancora un fine politico o un guerrigliero, era solo un ragazzo disperato dalla fame della sua gente, che la vita trasformò prima in bandito e poi in eroe. 

Giuliano difatti, anche da un punto di vista tecnico e storiografico, perderà lo status a lui attribuito ma probabilmente mai avuto realmente, di bandito, a seguito dell’assassino compiuto dai carabinieri ad Antonio Canepa, il 17 giugno del 1945, dopo il quale, coinvolto da Gallo, entrerà nell’EVIS con il grado di Colonello.

Queste poche righe, propedeutiche alla lettura di Antudo: Giuliano e l’indipendenza della Sicilia, si vedono strettamente necessarie al fine non solo di poter apprezzare l’opera, ma anche per cogliere a pieno l’emotività ed il bagaglio culturale dell’autore, il quale oggi a Barcellona sarà pronto a rispondere ad ogni domanda di chi vorrà intervenire.

Pertanto, auspicando una gran folla pronta ad accogliere Nino Chiofalo, non ci resta che incoraggiarlo a proseguire su questa strada, con il saluto che i nostri avi ci insegnarono, AnTuDo Nino! Che il coraggio continui ad essere il tuo signore, in quanto per scrivere a cuore aperto di Giuliano di coraggio ne serve tanto, ma abbiamo la consapevolezza che questo coraggio sia santo, benedetto, ma sopratutto tipicamente Siciliano.

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