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Usip, tavola rotonda per dire basta ai suicidi tra gli agenti

Usip, tavola rotonda per dire basta ai suicidi tra gli agenti

L’Usip lancia l’allarme “killer fantasma” tra le Forze di Polizia e Armate. Va abbattuto il disagio che genera l’angoscia che poi conduce al desiderio di morte. Basterebbe una “serie di confidenze riservate a degli aiuti specializzati”. Sono gli stessi Ministeri, datori di lavoro di queste risorse umane, a dover attivare gli aiuti necessari. Così, ieri, l’Unione Sindacale Italiana Poliziotti (Usip) ha preso una posizione netta, al Municipio di Messina, con la tavola rotonda “Il BUIO DENTRO: fenomeno suicidario tra le Forze dell’Ordine” e attraverso l’istituzione di una Commissione parlamentare alla presenza dei rappresentanti del Governo invitati. Evento coordinato dalla giornalista Marcella Ruggeri.

Nel corso dell’incontro, ol Segretario Nazionale Usip, Rosaria Maira, ha puntato l’attenzione su vari punti, primo fra tutti il motivo che ha innalzato il numero dei suicidi: “Creiamo un meccanismo che non inciti alla paura e al senso del pudore ma che accompagni quotidianamente chi accenna al minimo disagio e non arrivi al crollo senza ritorno, in gran segreto e nella solitudine”. Punto che è poi stato ribadito dal Segretario Generale e Provinciale Regionale Usip, Maurizio Galati: “La nostra è una vocazione oltre che una missione ma, non per questo, possiamo essere abbandonati nel dolore e nei nostri momenti di frustrazione”.

Non vorremmo stilare un “bollettino di guerra”, tuttavia il Comparto Sicurezza e Difesa dell’intero Paese sta ammortizzando i contraccolpi di un surreale periodo storico “post Covid”, senza riuscire a mitigare le tensioni fisiche e mentali e forse il senso di solitudine tra le tante cause, che, talvolta, sfociano in gesti estremi. L’Unione Sindacale Italiana Poliziotti (Usip), a livello nazionale, regionale e della provincia di Messina, non intende assistere con atteggiamento, impassibile o cinico, all’escalation di suicidi che serpeggiano tra le Forze di Polizia e le Forze Armate in quest’ultimo anno e nell’ultimo trimestre ma diventa parte attiva per contrastare la tragica statistica. La proposta che l’Usip lancia al Governo centrale è di cambiare la legge 121 di 41 anni di storia.

Ad oggi, sono 69 i suicidi in tutto il Paese con un trend in aumento nel Corpo della Polizia di Stato che supera il primato raggiunto nel passato dalla Polizia Penitenziaria. Il dato non può più essere ignorato. L’Associazione di categoria ha mosso le acque con il Segretario Nazionale Usip Rosaria Maira – Responsabile Mobbing e Stalking, e con il Segretario Generale Provinciale e Regionale Usip Maurizio Galati. Lo scopo è quello di formare una quadra assieme ai parlamentari presenti a questo evento (i Senatori della Repubblica Carmela Bucalo, Dafne Musolino e Antonino Germanà ed il deputato dell’Ars Antonio De Luca) e poter fare rete con gli altri Comparti. Il Sottosegretario di Stato ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano, e l’Assessore ai Beni Culturali, Elvira Amata, assenti “giustificati”: una per motivi familiari e l’altra istituzionali. L’Usip chiede al Ministero competente di rivoluzionare l’Ordinamento, perché troppo vetusto, (articolo 48) che regolamenta la propria struttura amministrativa, tentando di estendere la proposta di cambiamento anche tra gli altri operatori dello Stato che afferiscono, per esempio, al Ministero della Difesa.

A portare i suoi saluti il Sindaco del Comune di Messina, Federico Basile, mentre il Segretario Galati ha introdotto i lavori: “Abbiamo chiesto l’istituzione di una Commissione Parlamentare d’inchiesta sui suicidi – ha fatto sapere – perché è giunto il momento di comprendere quale male oscuro avvolga uomini e donne in divisa e di agire concretamente. Per quale ragione, improvvisamente, alcuni di loro vedono la morte come unica via d’uscita, addirittura unica amica ed alleata. Forse perché sono perennemente a contatto con la sofferenza altrui? Forse provano frustrazione perché consapevoli di non potere rispondere sempre con immediatezza ai cittadini? Perché non si sentono più tutelati? Il suicidio è solo l’effetto devastante di un malumore che logora l’anima tra le Forze dell’Ordine”.

Il Segretario Maira non le manda a dire e lotta per la prevenzione del problema, che non va affrontato solo quando si presenta: “L’importanza di un intervento a livello centrale sul meccanismo che regola il supporto psicologico degli operatori di Polizia e di tutti gli uomini in divisa è fondamentale e improcrastinabile – avverte -. Bisogna fondare un organo di tutela attorno agli operatori delle FF.OO. che li accompagni durante tutto il periodo lavorativo e che permetta a tutti di ritrovare quelle risorse basilari per potere affrontare in maniera serena e seria le criticità quotidiane del nostro lavoro”.

“A volte il poliziotto fa anche il prete – incalza la Coordinatrice Usip – perché c’è chi si confessa con noi in tutte le situazioni più incresciose e funeste. Abbiamo riscontrato distanze tra certi vertici dirigenziali e noi quando ci hanno persino suggerito di avere empatia verso i manifestanti in guerriglia urbana”. Tra le competenze coinvolte anche la parte legale “al quadrato” con l’avvocato dell’associazione “Attivamente”, Rosa Nastasi, e la cassazionista, Maria Claudia Giordano, dell’Associazione “Agathos” e quella psicologica con la specialista del settore, Valentina Sabino, anche lei dell’Associazione “Attivamente”, che ha stigmatizzato sul cosiddetto “burn out” nelle dinamiche quotidiane di stress nel personale di polizia e militare. Nastasi annuncia le possibili modifiche all’art. 48: l’ufficio sanitario deve essere composto da psicologi specializzati e da analisti; l’operatore sottoposto a procedimento deve avere il diritto ad essere assistito da proprio psicologo; il soggetto a cui viene ritirata l’arma deve avere la possibilità di produrre note e memorie a propria difesa. “La norma che aveva un suo perché negli anni Ottanta – puntualizza -, oggi deve essere calata nel nuovo sistema di vita. Deve sempre essere al passo con le mutate esigenze della società e in materia di pubblica sicurezza più che in altri settori. Sabino ricorda che con “Attivamente” – centro psico-giuridico, si interviene divenendo parte integrante di un cambiamento radicale nella gestione e prevenzione del rischio suicidario nella divisa. “Il confronto continuo con la violenza, la morte e l’isolamento (conseguente al distacco dall’ambiente consueto) può accentuare lo sviluppo di un’ideazione suicidaria – spiega la psicologa -. Lo stress è uno dei fattori di rischio per il suicidio.  Fondamentali i processi di selezione ed addestramento dei nuovi agenti, nonché un attento monitoraggio ed efficaci programmi di prevenzione ed intervento”.

L’avvocato Giordano, che prende spesso in carico soggetti che hanno subito procedimenti con l’articolo 48, dice: “La categoria dei lavoratori dovrebbe essere quella più protetta, mentre i poliziotti, che sono altrettanto lavoratori, vengono trattati come se fossero esterni. Bisogna impostare diversamente il sistema di valutazione di chi subisce le sanzioni. Togliere l’arma significa anche sottrarre la relativa indennità”. Una convenzione, siglata tra il Segretario Generale provinciale Galati e l’Associazione “Attivamente”, fornirà il supporto psicologico e legale, che è stato già erogato negli anni da questa realtà sociale, alla Segreteria Provinciale nei riguardi di persone disagiate. È un modo efficace per una gestione di salute preventiva a cui ci si può indirizzare in modo del tutto anonimo, grazie al ricorso a professionisti.

La senatrice Bucalo: “Tra turni massacranti ed una violenza che aumenta sempre di più, lo Stato deve tutelare chi veste la divisa perché chi appartiene alle Forze dell’Ordine non deve sentirsi leso nella sua dignità e non deve avere ripercussioni a livello economico”. Il senatore Germanà: “La sicurezza è uno de punti cardini del nuovo Governo che si è insediato da circa un mese e che tiene all’incolumità delle Forze di Polizia e Armate. Raccolgo con piacere le vostre istanze per portarle sui tavoli di Governo”. La senatrice Musolino: “Ci vuole un approccio multidisciplinare già nella formazione e nella prevenzione della salute mentale. Il cervello non è un organo astratto. Bisogna preparare gli agenti a pensare che la sensazione di disgusto di fronte all’orrore rientrerà nel loro percorso. La Polizia Penitenziaria esercita la professione negli stessi spazi angusti dei detenuti. Noi siamo predisposti ad accettare il cambiamento dell’ordinamento e a farci portavoce dell’Usip al Senato”.

Il deputato dell’Ars, Antonio De Luca: “Ringrazio l’Usip per aver portato alla ribalta queste sfaccettature poco conosciute. Quindi quello di oggi non è solo ‘Il buio dentro’ (dal titolo della tavola rotonda) ma è anche ‘buio fuori’. Comunicherò ai capigruppo di Senato e Camera dei deputati tutto il disagio che si percepisce nell’articolare questo argomento e state tranquilli che sarò fautore di questa vostra rivoluzione. Un agente, dopo tanti anni di servizio e di esperienza, prova già tanta stanchezza e va aiutato ancora di più”. Il Segretario Generale Nazionale Usip, Vittorio Costantini, non ha potuto partecipare per motivi di salute. Al suo posto ha presenziato un altro Segretario Nazionale, Giuseppe Costantini. “Non voglio generalizzare e non voglio sostituirmi allo psicologo – ha detto – ma bisogna intervenire sulla legge 121 per non trattare questi servitori dello Stato come numeri di matricola. Bisogna investire sul Welfare e far sparire tutte le incongruenze dell’articolo 48 e sulla sua disumanità”.

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