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Frammenti di Storia: I Moti degli anni Venti

Frammenti di Storia: I Moti degli anni Venti

Dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia nel 1814, il Congresso di Vienna diede il via all’età della Restaurazione, età nella quale ogni sovrano venne riposto sui rispettivi troni. La prima ondata rivoluzionaria dell’età della Restaurazione prese il via nel 1820 da uno dei Paesi dove la Restaurazione fu più violenta: la Spagna .

Ferdinando VII di Borbone, tornato sul trono, aveva cancellato ogni traccia del periodo napoleonico perseguitando chiunque fosse sospettato di tendenze liberali. Il malcontento diffuso fu la miccia che favorì la propagazione delle società segrete come la società dei Comuneros. Per risanare i bilanci dello Stato il sovrano decide di tentare la riconquista delle colonie ma furono proprio le truppe in attesa di imbarcarsi a dare il via alla rivolta, era il 1 gennaio 1820.

A quel punto tutte le forze liberali del paese si unirono in un’unica rivolta e il Re Ferdinando VII fu costretto a ripristinare la Costituzione di Cadice del 1812.

Dalla Spagna la rivolta si estese gradualmente in tutta Europa. Nell’estate del 1820 un moto rivoluzionario scoppiò in Portogallo guidato da militari e il Re Giovanni VI concesse una costituzione simile a quella spagnola. Il 1 luglio 1820, nel Regno delle Due Sicilie, a Nola nei pressi di Avellino il prete Minichini e due ufficiali diedero il via ad una rivolta che costrinse Ferdinando I a riconoscere la costituzione di Cadice.

In Piemonte gli oppositori non avevano una posizione unitaria:

  • da un lato vi erano alcuni aristocratici i quali speravano che il sovrano, Vittorio Emanuele I, concedesse spontaneamente la costituzione;
  • dall’altro vi erano giovani aristocratici che puntavano su Carlo Alberto probabile erede al trono,aveva manifestato simpatie liberali e aveva lasciato intende di essere favorevole alla concessione di una costituzione.

Nella notte tra il 9 e il 10 marzo 1821,la guarnigione di stanza ad Alessandria insorse, dando l’avvio al moto. Vittorio Emanuele I decise di abdicare a favore del fratello Carlo Felice. Nell’attesa del rientro di Carlo Felice, il regno venne retto dal nipote Carlo Alberto, il quale cedendo alle pressioni concesse la costituzione.

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