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La guerra tra Sicilia ed Italia: l’alba del giorno dopo.

La guerra tra Sicilia ed Italia: l’alba del giorno dopo.

In pochi sapranno che qualche anno fa, se paragoniamo le nostre vite all’immensità della storia, esattamente tra la prima e la seconda metà degli anni ‘40 del ‘900, la Sicilia, forte ancora della sua identità e cosciente della gloria che portava in dote il suo millenario Regno, entrò senza mezzi termini in guerra con lo stato italiano, reo di aver invaso il trono di Ruggero e Federico e di aver ridotto alla fame una delle più grandi potenze culturali ed economiche che la storia umana abbia mai conosciuto. 

La battaglia campale di tale conflitto, si svolse esattamente il 29 Dicembre del 1945, a Caltagirone, sulla sommità del monte Santu Mauru, dov’era stanziato un campo d’addestramento dell’EVIS (Esercito Volontario per l’indipendenza della Sicilia). 

Al tempo, sulla cima del monte, sotto gli ordini del comandante Concetto Gallo, erano in corso una serie di esercitazioni, che coinvolgevano in maggioranza le truppe Messinesi. 

In quei giorni, a Gallo, dai vertici del M.I.S. (Movimento per l’indipendenza della Sicilia) venne dato l’ordine di un cessate il fuoco, in quanto, stando allo stesso Gallo, lo stato italiano era disposto a sedersi al tavolo delle trattative per trovare una soluzione che ponesse fine al conflitto, ma come da sempre accade nel rapporto malato tra la Sicilia e lo stato italiano, il tradimento proveniente dai territori aldilà del faro era dietro l’angolo.

L’unico a non fidarsi della quiete apparente, fu il Colonnello Turiddu Giuliano, il quale, cosciente della giovanissima età delle truppe e dell’infamia italiana, mandò sul monte una decina di uomini, che Gallo definirà “banditi”, il che ci induce a pensare con una discreta dose di certezza, che non fossero arruolati nell’esercito che fu di Antonio Canepa.

Mai intuizione fu più fondata di quella del Colonnello Giuliano, difatti, all’alba del 29 Dicembre del 1945, intorno alle sei del mattino, partirono i primi colpi di mortaio, i cinquanta ragazzi dell’EVIS ed i dieci uomini inviati dal Colonello Turiddu Giuliano, si videro assediati da cinquemila soldati italiani, i quali aprirono il fuoco senza pietà. 

Le truppe Siciliane presero allora postazione cominciarono a dar alla battaglia.

Ma a quel punto il Comandante Concetto Gallo, certo della sconfitta, opera un’azione di sganciamento, lasciando con se solo cinque ragazzi, Amedeo Boni, Emanuele Diliberto, Filippo La Mela e due contadini del posto, ordinando agli altri la ritirata, per garantire un futuro all’EVIS, a questo punto la situazione cambia drasticamente, la battaglia è pronta a divenire un massacro, ora si lotta cinque contro cinquemila. 

Ma nonostante ciò la battaglia si protrasse, andò avanti ad oltranza, fino a sera, quando Gallo ed i suoi vennero presi, ad eccezione di Emanuele Diliberto, che quel giorno cadde con onore per Madrepatria Siciliana. 

I bombardamenti italiani sul campo continuarono fino alle sei del mattino seguente, onestamente non so dirvi se perché necessario o per rendere onore al nemico, quello che sappiamo, però, è che ovviamente lo stato italiano non si venderà mai la battaglia come una vittoria, non solo perché così non fu, ma probabilmente perché sarebbe stato difficile spiegare al mondo che un giovane Siciliano, valeva quanto e più di mille soldati italiani ben armati e ben addestrati. 

All’indomani di San Mauro, Stati Uniti ed Inghilterra, quest’ultima storica alleata Siciliana dal 1177, costrinsero l’italia alla promulgazione dello Statuto Siciliano, al fine di garantire alla Nazione Siciliana, una totale libertà seppur nell’orbita italiana, ma aldilà delle promesse, ad oggi dei nostri diritti non v’è alcuna traccia. 

Nella giornata di ieri, come ogni anno, gli indipendentisti Siciliani sono tornati sul monte, laddove svetta una stele fatta realizzare dallo stesso Gallo, per rendere omaggio ai nostri martiri ed ai nostri eroi.

La presenza a San Mauro, pertanto non si configura come una mera ricorrenza storica, ma come un gesto di consapevolezza, consapevolezza che tutto ciò che la Sicilia ha ottenuto lo ha sempre ottenuto a caro prezzo, l’ha sempre ottenuto offrendo in sacrificio ciò che di più caro aveva, la propria gioventù e la propria vita.

Pertanto cari lettori, ogni qual volta un qualsiasi essere attaccherà la NOSTRA Isola o vorrà sindacare circa i nostri diritti, mai onorati, ma ottenuti col nostro sangue, auspico che in voi si risvegli un senso d’orgoglio, capace di generare una feroce ribellione, nella consapevolezza di ciò che è stato.

An.Tu.Do. Che il coraggio sia il vostro signore.

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